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	<title>Comunicazione di Genere</title>
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	<description>Solo un altro blog targato BIGENITORIALITA&#039;</description>
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		<title>Augusto Pinochet, il generale che salvò il Cile dal comunismo</title>
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		<pubDate>Fri, 18 May 2012 12:20:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Corrispondente</dc:creator>
				<category><![CDATA[Documenti]]></category>
		<category><![CDATA[11 settembre]]></category>
		<category><![CDATA[Augusto Pinochet]]></category>
		<category><![CDATA[Pinochet]]></category>

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		<description><![CDATA[La stampa comunista lo dipinge come un personaggio negativo. La realtà è ben diversa. Nel 1970 la sinistra al potere con Salvador Allende, eletto con il 36% dei voti, aveva fatto cadere il Cile in una profonda crisi economica attuando nazionalizzazioni &#8230; <a href="http://www.comunicazionedigenere.net/augusto-pinochet/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La stampa comunista lo dipinge come un personaggio negativo.</p>
<p>La realtà è ben diversa.</p>
<p>Nel 1970 la sinistra al potere con Salvador Allende, eletto con il 36% dei voti, aveva fatto cadere il Cile in una profonda crisi economica attuando nazionalizzazioni di imprese ed altre riforme di stampo sovietico, mentre la vita politica era funestata da gruppi politici armati rivoluzionari.</p>
<p>I commercianti cominciarono ad accaparrare generi alimentari e di prima necessità; i camionisti organizzarono uno sciopero contro il governo Allende provocando l&#8217;interruzione dei rifornimenti, le donne scesero nelle strade battendo pentole vuote.</p>
<p>E così, mentre il Cile si avviava al disastro con l&#8217;inflazione al 500%, il 22 agosto 1973 il Congresso cileno votò una risoluzione in cui si elencavano le violazioni delle legalità compiute dal governo Allende e si invitava l&#8217;esercito a rimuovere il presidente.</p>
<p>Con un golpe militare, il generale Augusto Pinochet, si autonominò presidente.</p>
<p>Attuò una politica economica liberista che provocò una grande crescita economica, il cosiddetto miracolo del Cile.   Il Cile, che nel 1975 era un paese povero con un reddito medio pari ad 1/3 di quello in Argentina, diventò il paese più ricco dell&#8217;America latina.  La povertà iniziò a diminuire, ed anche la disoccupazione cominciò a calare, arrivando al 7,8% nel 1990, quando Pinochet lasciò la presidenza.</p>
<p><a href="http://www.comunicazionedigenere.net/wp-content/uploads/2012/05/images.jpeg"><img class="alignright size-full wp-image-3445" title="images" src="http://www.comunicazionedigenere.net/wp-content/uploads/2012/05/images.jpeg" alt="" width="170" height="296" /></a>E questa rimane la sua impresa più nobile: dopo aver normalizzato la situazione politica, Pinochet guidò il ritorno alla democrazia.   Nel 1980 varò e fece votare una Costituzione.  Poi, nel 1988 (mentre nel mondo il mostro comunista veniva travolto da rivoluzioni e tornava la libertà), Pinochet sottopose la sua presidenza al giudizio degli elettori.  Avendo ricevuto solo il 44% di voti favorevoli, convocò  elezioni libere, tenute l&#8217;anno successivo e si ritirò pacificamente l&#8217;11 marzo del 1990.</p>
<p>Fatto che dimostra quanto false siano le accuse, mosse dalla stampa di sinistra, che ha tentato di dipingere Pinochet come dittatore fascista e sanguinario.   Certamente ci furono esecrabili violenze da entrambe le parti, tanto che nel settembre del 1986 venne organizzato senza successo un attentato contro Pinochet.  Il suo regime è accusato di aver ucciso 3000 oppositori, ma i regimi comunisti hanno in media ucciso il 10% della popolazione: in Cile sarebbero state più di un milione di persone.</p>
<p>Pinochet è morto per scompenso cardiaco il 10 dicembre 2006, all&#8217;età di 91 anni.  La Presidente della Repubblica, la socialista Michelle Bachelet, ha negato al generale i funerali di Stato, ma non ha potuto evitare le esequie militari. Sessantamila persone hanno reso omaggio alla salma.</p>
<p><a href="http://www.comunicazionedigenere.net/wp-content/uploads/2012/05/reuters93913191212153428_big.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-3446" title="reuters93913191212153428_big" src="http://www.comunicazionedigenere.net/wp-content/uploads/2012/05/reuters93913191212153428_big-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a></p>
Letto:125<div class='wpfblike' style='height: 40px;'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http://www.comunicazionedigenere.net/augusto-pinochet/&amp;layout=default&amp;show_faces=true&amp;width=400&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;send=false' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden; width:400px;'></iframe></div>]]></content:encoded>
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		<title>Allarme nazi-femminismo in Francia</title>
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		<pubDate>Tue, 15 May 2012 08:48:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Corrispondente</dc:creator>
				<category><![CDATA[Internazionale femminista]]></category>

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		<description><![CDATA[La crisi economica ha portato alla presidenza della Francia un socialista vicino al femminismo.  C&#8217;è il rischio che si ripeta la tragedia spagnola, dove dopo 8 anni di false accuse gli elettori hanno cacciato il governo social-femminista, ed una associazione lo &#8230; <a href="http://www.comunicazionedigenere.net/allarme-nazi-femminismo-in-francia/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.comunicazionedigenere.net/wp-content/uploads/2012/05/Unknown.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-3427" title="Unknown" src="http://www.comunicazionedigenere.net/wp-content/uploads/2012/05/Unknown.jpeg" alt="" width="200" height="189" /></a>La crisi economica ha portato alla presidenza della Francia un socialista vicino al femminismo.  C&#8217;è il rischio che si ripeta la <a href="http://www.comunicazionedigenere.net/la-guantanamo-femminista/">tragedia spagnola</a>, dove dopo 8 anni di false accuse gli elettori hanno cacciato il governo social-femminista, ed una associazione lo ha denunciato per <a href="http://www.centriantiviolenza.com/the_truth_archives/spagna-femminismo-denunciato-per-genocidio/">genocidio</a> «<em>contro più di un milione di cittadini uomini perseguitati in quanto maschi</em>».</p>
<p>Seguiamo con preoccupazione l&#8217;evolversi della situazione in Francia:</p>
<ol>
<li><a href="http://www.nanopress.it/mondo/2012/05/11/francia-giornalista-licenziato-per-un-tweet-sessista-contro-la-premiere-dame_P7743701.html">Giornalista Pierre Salviac licenziato per una battuta “sessista”</a>.</li>
<li><a href="http://www.francesoir.fr/actualite/faits-divers/justice-une-femme-battue-acquittee-pour-le-meurtre-de-son-mari-200771.html">Pena sospesa all&#8217;assassina Alexandra Lange</a>: per uccidere un uomo ed evitare la galera <a href="http://www.centriantiviolenza.eu/cafm/gender_violence/documentario-la-sindrome-della-donna-maltrattata/">basta accusarlo di essere stato violento</a>.</li>
</ol>
<p>L’appello di Erin Pizzey, la donna che sollevò il problema della violenza domestica e fondò il primo centro anti-violenza:</p>
<p>Les mots de Erin Pizzey, la femme qui a soulevé la question de la violence domestique et a fondé le premier refuge pour femmes battues:</p>
<p><a href="http://www.comunicazionedigenere.net/wp-content/uploads/2012/05/6a00d83451e76669e20133f1748fd5970b-800wi.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-3428" title="6a00d83451e76669e20133f1748fd5970b-800wi" src="http://www.comunicazionedigenere.net/wp-content/uploads/2012/05/6a00d83451e76669e20133f1748fd5970b-800wi-300x215.jpg" alt="" width="300" height="215" /></a>«Le mouvement féministe partout falsifié toute la question de la violence domestique à s’acquitter de leurs ambitions politiques et se remplir les poches. Je me suis émerveillé de l’organisation et les montants d’argent qui flottaient. [...] Sous le couvert du mouvement des refuges qui leur a donné de financement et d’hébergement pour mener leur <strong>guerre des sexes contre les hommes</strong>, ils ont commencé à diffuser des informations trompeuses. [...] J’ai vu le mouvement féministe construire ses <strong>bastions de la haine contre les hommes</strong>. Forteresses où devaient être enseigné aux femmes que tous les hommes étaient “violeurs et bâtards” et la destruction des enfants dans le refuge. J’ai regardé les “groupes de conscientisation” conçu pour un <strong>lavage de cerveau des femmes en leur faisant croire que leurs maris ont été l’ennemi et doit être éradiquéee</strong>. J’ai vu des pères d’enfants privés de leurs droits et persécutés. La neutralité judiciaire et les droits individuels sont déclarés fictions patriarcales. [...] J’ai compris que <strong>le féminisme était un mensonge</strong>. Les femmes et les hommes sont tous deux capables d’une cruauté extraordinaire. En effet, la seule chose que l’enfant a vraiment besoin — de leurs deux parents biologiques sous un même toit — a été mis à mal par la même idéologie qui prétendait parler des droits des femmes. [...] <strong>Ces femmes qui aiment leur mari, les partenaires et les fils doivent rejoindre le mouvement des hommes tels que la législation anti mâle n’est jamais passé</strong>. C’est notre dernière chance de corriger une injustice horrible. Des millions d’hommes et de leurs enfants ont souffert entre les mains de ce mal mouvement féministe. Le temps est venu pour les hommes et les femmes à-dire: <strong>NO au féminisme</strong> »</p>
Letto:120<div class='wpfblike' style='height: 40px;'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http://www.comunicazionedigenere.net/allarme-nazi-femminismo-in-francia/&amp;layout=default&amp;show_faces=true&amp;width=400&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;send=false' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden; width:400px;'></iframe></div>]]></content:encoded>
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		<title>Una lettera dal Quirinale: Clio Napolitano per le donne e contro il nazi-femminismo</title>
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		<pubDate>Sat, 12 May 2012 10:01:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Corrispondente</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[femminicidio]]></category>

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		<description><![CDATA[Tanti papà hanno informato il Presidente della Repubblica che la calunnia femminista (false accuse di violenza ed altro) è l&#8217;arma usata da tante donne per sottrarre i figli, per  alienarli privandoli del papà, sostenute da avvocate femministe che si arricchiscono dando sfogo al &#8230; <a href="http://www.comunicazionedigenere.net/una-lettera-dal-quirinale/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.comunicazionedigenere.net/wp-content/uploads/2012/05/images-2.jpeg"><img class="alignright size-full wp-image-3415" title="images-2" src="http://www.comunicazionedigenere.net/wp-content/uploads/2012/05/images-2.jpeg" alt="" width="184" height="274" /></a>Tanti papà hanno informato il Presidente della Repubblica che la <strong>calunnia femminista</strong> (false accuse di violenza ed altro) è l&#8217;arma usata da tante donne per sottrarre i figli, per  alienarli privandoli del papà, sostenute da avvocate femministe che si arricchiscono dando sfogo al proprio odio contro gli uomini sulla pelle dei bambini.</p>
<p><strong>Il sistema giudiziario italiano non può diventare lo strumento del nazi-femminismo per abusare dei bambini.</strong></p>
<p>Clio Napolitano non si fa ingannare dalla propaganda nazi-femminista, che vuole introdurre con il termine “femminicidio” il <strong>razzismo di genere</strong>, far percepire quel 20% di omicidi di donne come più importante dell&#8217;80% di omicidi di uomini, quando la realtà è che sia uomini che donne uccidono in massima parte uomini, senza che nessun maschilista abbia mai strillato al “maschicidio” per ottenere soldi pubblici e far odiare le donne.</p>
<p>E così la moglie del Presidente della Repubblica ha scritto questa lettera, pubblicata su Repubblica, giornale di sinistra che tentato di sdoganare l&#8217;odioso termine:</p>
<blockquote><p>quando si legge che nel nostro Paese gli atti di violenza sulle donne sono drammaticamente aumentati, io mi chiedo se in termini statistici ciò non sia dovuto al fatto che le norme introdotte nel nostro ordinamento abbiano incoraggiato la denuncia da parte delle vittime di tali reati, tenuto conto che la maggior parte di essi vengono commessi nell&#8217;ambito familiare, il più difficile da penetrare.</p>
<p>Tenuto conto che già esistono nel nostro ordinamento leggi abbastanza severe in materia e che gli atti di violenza sulle donne assumono tante modalità diverse e vengono attuati i tanti diversi contesti, mi chiedo se sia necessario pensare a nuove fattispecie di reato o ad aggravanti.<br />
A mio parere sarebbe forse più incisivo accelerare le procedure relative alla condanna del colpevole o dei colpevoli, una volta che la donna abbia trovato il coraggio di denunciare il reato e di affrontare il processo la cui lentezza è cosa nota.<br />
Un&#8217;ultima considerazione: mi ha colpito sempre in relazione ai recenti fatti di cronaca l&#8217;uso della parola &#8220;femminicidio&#8221; per indicare una insana concezione del genere femminile come presupposto dell&#8217;atto di violenza, diverso dal reato di omicidio.<br />
Non ho dubbi che questo tipo di violenza affondi le sue radici nella discriminazione di genere, in una concezione proprietaria della donna, in un certo maschilismo presente nella nostra società.</p>
<p>Tuttavia mi chiedo: le donne che tra tanti innumerevoli pregi hanno anche quello della fantasia, non potrebbero inventare un&#8217;altra parola, avendo istintivamente colto in &#8220;femminicidio&#8221; una intonazione di disprezzo? Oppure si tratta di una diversa sensibilità generazionale?</p>
<p>Clio Napolitano</p></blockquote>
Letto:154<div class='wpfblike' style='height: 40px;'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http://www.comunicazionedigenere.net/una-lettera-dal-quirinale/&amp;layout=default&amp;show_faces=true&amp;width=400&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;send=false' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden; width:400px;'></iframe></div>]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Moglie uccide marito e figlia e rimane libera mentre le nazifemministe gridano al femminicidio</title>
		<link>http://www.comunicazionedigenere.net/sciacallaggio-nazifemminista/</link>
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		<pubDate>Wed, 02 May 2012 19:25:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Corrispondente</dc:creator>
				<category><![CDATA[Riflessioni]]></category>

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		<description><![CDATA[«Chiarito il mistero della strage di Villapiana (Cosenza). È stata Domenica Ruggiano 54 anni, a uccidere suo marito Vincenzo Genovese 67 anni e la figlia Rosa, 26 anni, venerdì scorso, probabilmente al termine di una lite». Così si conclude una &#8230; <a href="http://www.comunicazionedigenere.net/sciacallaggio-nazifemminista/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>«Chiarito il mistero della strage di Villapiana (Cosenza). È stata Domenica Ruggiano 54 anni, a uccidere suo marito Vincenzo Genovese 67 anni e la figlia Rosa, 26 anni, venerdì scorso, probabilmente al termine di una lite».</p></blockquote>
<p>Così si conclude una triste vicenda di cronaca, dopo che le femministe avevano gridato al “femminicidio”.   Per loro la vita di una donna vale più di quella di un uomo, per loro conta solo la vita di Rosa e non quella del papà Vincenzo, per loro l&#8217;assassino doveva per forza di cose essere uomo.</p>
<p><a href="http://www.comunicazionedigenere.net/wp-content/uploads/2012/05/Stop-feminazi2.jpeg"><img class="alignright size-full wp-image-3396" title="Stop feminazi2" src="http://www.comunicazionedigenere.net/wp-content/uploads/2012/05/Stop-feminazi2.jpeg" alt="" width="259" height="194" /></a>La confessione della signora Domenica, <a href="http://www.comunicazionedigenere.net/sarah-scazzi-scaricata-dalle-femministe/">dopo l&#8217;arresto delle donne accusate di aver ucciso Sarah Scazzi</a>, travalica la cronaca nera ed evidenza una volta di più il macabro sciacallaggio di chi strumentalizza triste vicende personali per chiedere più fondi pubblici ai centri che le femministe chiamano anti-violenza, odiare gli uomini e le famiglie con slogan misandrici quali “la famiglia uccide più della mafia”, “l&#8217;assassino non bussa: ha le chiavi di casa”.</p>
<p>Pretendono di parlare a nome delle donne, ma spesso sono in realtà lesbiche appoggiate dall&#8217;estrema sinistra per propagandare il Marxismo di genere: dipingere le donne come vittime.</p>
<p><a href="http://www.comunicazionedigenere.net/wp-content/uploads/2012/05/Pass.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-3401" title="Pass" src="http://www.comunicazionedigenere.net/wp-content/uploads/2012/05/Pass.jpg" alt="" width="222" height="125" /></a>E così l&#8217;assassina, rea-confessata, è libera.   Poverina, ha ucciso marito e figlia, chissà quanto era disperata, litigava con il marito.  “Non voleva che la ragazza, legandosi ad un uomo, subisse le stesse sofferenze che aveva patito lei”, quindi con ineccepibile logica femminista la ha ammazzata.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Fonte della notizie virgolettate: http://www.corriere.it/cronache/12_maggio_01/confessa-donna-calabria-omicidio-_dab1b406-9365-11e1-8fab-95894237e3d0.shtml</p>
<p>http://affaritaliani.libero.it/cronache/donna-killer010512.html</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
Letto:347<div class='wpfblike' style='height: 40px;'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http://www.comunicazionedigenere.net/sciacallaggio-nazifemminista/&amp;layout=default&amp;show_faces=true&amp;width=400&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;send=false' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden; width:400px;'></iframe></div>]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Scherzi da femminista: la falsa accusa di maltrattamenti per avere il mantenimento</title>
		<link>http://www.comunicazionedigenere.net/scherzi-da-femminista-la-falsa-accusa-di-maltrattamenti-per-avere-il-mantenimento/</link>
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		<pubDate>Fri, 27 Apr 2012 19:23:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Corrispondente</dc:creator>
				<category><![CDATA[avvocati]]></category>
		<category><![CDATA[Mario Magnotta]]></category>

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		<description><![CDATA[Uno dei più famosi scherzi telefonici: un papà condannato a mantenere la ex ed a perdere i contatti con la figlia da una sentenza nazifemminista riceve una telefonata dall&#8217;amante della moglie che vuole più soldi, più mantenimenti, la casa, parlando &#8230; <a href="http://www.comunicazionedigenere.net/scherzi-da-femminista-la-falsa-accusa-di-maltrattamenti-per-avere-il-mantenimento/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.comunicazionedigenere.net/wp-content/uploads/2012/04/Magnotta-WallpaperH.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3382" title="Magnotta WallpaperH" src="http://www.comunicazionedigenere.net/wp-content/uploads/2012/04/Magnotta-WallpaperH-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Uno dei più famosi scherzi telefonici: un papà condannato a mantenere la ex ed a perdere i contatti con la figlia da una sentenza nazifemminista riceve una telefonata dall&#8217;amante della moglie che vuole più soldi, più mantenimenti, la casa, parlando di maltrattamenti.</p>
<p>Vittima dello scherzo è Mario Magnotta, bidello di un Istituto.  Carattere: un pochino&#8230;.burrascoso! &#8211; Parlata: Burina-Abruzzese-Ignorante spinta!</p>
<p>Alcuni ex alunni dell&#8217;Istituto nel quale lavorava come bidello hanno pensato di fargli alcuni scherzetti telefonici da registrare su nastro e passare agli amici per farsi due risate&#8230;la bravura degli autori, il grande impatto comico della parlata del Magnotta ed alcune chicche umoristiche hanno pero&#8217; formato un cocktail così esplosivo che alla fine la cassetta&#8230;è circolata con successo in mezza Italia&#8230;decretando il successo del &#8220;personaggio&#8221; Magnotta.</p>
<p>Basandosi sulla separazione del Magnotta, l&#8217;autore si spaccia per il compagno della moglie, tale Bruno&#8230;nella prima telefonata spiega a Mario che ormai la sua storia con Giuseppina è finita e che ora la donna ha chiesto al Tribunale dei risarcimenti per &#8220;maltrattamenti&#8221; subiti durante il matrimonio con Mario&#8230;Pina ha tra l&#8217;altro indetto una riunione alla quale deve partecipare anche Bruno, per parlare del suo sostentamento e dei soldi che le dovranno essere versati a tale scopo. Magnotta non ne vuole sapere&#8230;lui &#8220;ha chiuso&#8221; con la moglie e le versa regolarmente cio&#8217; che ha stabilito la Legge&#8230;alla fine dà a Bruno il numero del suo Avvocato (sequenza mitica!) ed attacca&#8230;<br />
Nella seconda telefonata Bruno torna al contrattacco&#8230;qui Mario già comincia ad innervosirsi ma ancora cerca di mantenersi calmo e rifiuta ogni proposta del rivale. Al terzo tentativo il sedicente Bruno riesce nel suo intento..infatti Magnotta si inc&amp;%$a di brutto!!! Viene fuori tutto il risentimento verso Bruno che Mario aveva cercato di nascondere nella prima e seconda telefonata&#8230;parolacce, minaccie e bestemmioni a go go!</p>
<div class="lyMe" id="WYL_-RHdL8tiebA" style="width:480px;height:360px;"><noscript><a href="http://youtu.be/-RHdL8tiebA"><img src="http://img.youtube.com/vi/-RHdL8tiebA/0.jpg" alt="" width="480" height="340" /><br />Watch this video on YouTube</a> Embedded with WP YouTube Lyte.</noscript></div>
<div class="lL" style="width:480px;"></div>
<p>In questa altra telefonata, l&#8217;autore dello scherzo si spaccia per un incaricato di Telefono Azzurro che ha ricevuto denuncia sulle condizioni non adatte della figlia, affidata alla madre, ad una regolare crescita priva di traumi e turbe psichiche.  Ma Magnotta è un papà e le sentenze femministe dicono che i bambini devono essere rovinati da madri inadeguate o chiusi in case famiglia, piuttosto che affidati ai loro papà.</p>
<div class="lyMe" id="WYL_BpoLS9BK4BQ" style="width:480px;height:360px;"><noscript><a href="http://youtu.be/BpoLS9BK4BQ"><img src="http://img.youtube.com/vi/BpoLS9BK4BQ/0.jpg" alt="" width="480" height="340" /><br />Watch this video on YouTube</a> Embedded with WP YouTube Lyte.</noscript></div>
<div class="lL" style="width:480px;"></div>
<p>Le telefonate sono scaricabarili da qui:</p>
<ul>
<li><a href="http://www.magnotta.it/magnotta/moglie.html">http://www.magnotta.it/magnotta/moglie.html</a></li>
<li>http://en.wikipedia.org/wiki/Mario_Magnotta</li>
<li>http://www.repubblica.it/cronaca/2012/04/26/news/l_aquila_una_via_per_mario_magnotta_mito_blasfemo_dello_scherzo_telefonico-33986666/</li>
</ul>
Letto:208<div class='wpfblike' style='height: 40px;'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http://www.comunicazionedigenere.net/scherzi-da-femminista-la-falsa-accusa-di-maltrattamenti-per-avere-il-mantenimento/&amp;layout=default&amp;show_faces=true&amp;width=400&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;send=false' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden; width:400px;'></iframe></div>]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>GenioDonna e il suo appello alle pari opportunità vere. Che non piace al femminismo nero.</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Apr 2012 20:00:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>NEWS</dc:creator>
				<category><![CDATA[affido condiviso]]></category>

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		<description><![CDATA[GenioDonna, testata giornalistica centrata sulle pari opportunità, rompe il velo in un articolo che tratta di un problema sociale che investe oltre due milioni di famiglie italiane: quello delle cattive separazioni. Scrive il giornalista: E quando non si percepisce la &#8230; <a href="http://www.comunicazionedigenere.net/geniodonna-e-il-suo-appello-alle-pari-opportunita-vere-che-non-piace-al-femminismo-nero/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;">GenioDonna, testata giornalistica centrata sulle pari opportunità, rompe il velo in un articolo che tratta di un problema sociale che investe oltre due milioni di famiglie italiane: quello delle cattive separazioni. Scrive il giornalista:</p>
<blockquote><p><a href="http://www.centriantiviolenza.eu/wp-content/uploads/2012/01/feminazi12.jpeg"><br />
</a>E quando non si percepisce la luce oltre il tunnel non può che salire la tensione, persino tra persone che si amano o si sono amate.</p>
<p>E che poi magari si ritrovano in tribunale, vittime (o peggio complici) di due estremi opposti che finiscono per toccarsi: il <em>veteromaschilismo</em> di giudici che non si sono mai occupati dei loro figli e non capiscono perché un papà dovrebbe e<a href="http://www.centriantiviolenza.eu/wp-content/uploads/2012/01/feminazi12.jpeg"><img class="alignright" title="feminazi12" src="http://www.centriantiviolenza.eu/wp-content/uploads/2012/01/feminazi12.jpeg" alt="" width="220" height="146" /></a>ssere ancora interessato ai suoi dopo che ha rotto con la moglie, e il cosìdetto <strong><em><a href="http://www.nazifemminismo.info/">nazifemminismo</a></em> (così chiamato nei vari blog e gruppi nati di recente su internet, ma un grecista lo definirebbe “<a href="http://www.alienazione.genitoriale.com/la-sindrome-di-medea/">sindrome di Medea</a>”), quello che non disdegna nemmeno le false accuse di abusi, su se stesse e sui minori, per distruggere l&#8217;ex marito.</strong></p>
<p>(Fonte: Geniodonna n. 27/28, pag. 21. Gennaio/febbraio 2012. Link, grassetto e immagine aggiunti da noi).</p></blockquote>
<p>A qualcuno dà fastidio il vocabolo “nazifemminismo”, termine di indubbia efficacia, ormai comunemente usato per denotare chi costruisce o sostiene false accuse finalizzate ad impadronirsi di bambini anche a costo di alienarli, poi tentando di negare che questo è un abuso sull&#8217;infanzia, anche diffamando il prof. Gardner che già nel 1985 portò questo abuso all&#8217;attenzione dell&#8217;opinione pubblica. Il giornalista <a href="http://www.facebook.com/notes/genio-donna/risposta-del-giornalista-pietro-berra/10150609203592037">elabora</a>:</p>
<blockquote><p>Mentre scrivevo quell’articolo pensavo innanzi tutto a una bambina di cui non conosco neanche il nome, coperto dal segreto professionale dell’allora responsabile del Servizio tutela minori di Como, che me ne parlò sei anni fa: una bambina che frequentava la scuola d’infanzia, mi disse, e che secondo la madre aveva subito un abuso dal papà. “Noi abbiamo fatto tutte le verifiche e possiamo escluderlo con certezza – mi confidò la dottoressa – ma l’avvocatessa della mamma ha fatto ricorso e il giudice ci chiede di riesaminare la bambina. Sa tutto questo quanti anni di psicoterapia costerà a quella bambina quando diventerà ragazza?”. E siccome non mi capacitavo di simili denunce strumentali tra persone che i figli dovrebbero averli fatti per amore, pensò la presidente dell’associazione Mamme separate a spiegarmi che casi del genere non sono infrequenti perché all’odio della parte in causa si sovrappone la strategia di avvocati che in questo modo riescono a fare ottenere subito casa e mantenimento alle loro assistite, dal momento che il presunto orco viene allontanato dal giudice con un provvedimento cautelare.</p></blockquote>
<p>Articolo completo [<a href="http://www.facebook.com/photo.php?fbid=310845035619675&amp;set=a.122162201154627.8952.100000825433514&amp;type=1&amp;theater">fonte</a>]:</p>
<p><a href="http://www.centriantiviolenza.eu/wp-content/uploads/2012/01/396969_310845035619675_100000825433514_801373_2132796101_n.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-213" title="396969_310845035619675_100000825433514_801373_2132796101_n" src="http://www.centriantiviolenza.eu/wp-content/uploads/2012/01/396969_310845035619675_100000825433514_801373_2132796101_n.jpg" alt="" width="584" height="960" /></a></p>
<div></div>
<div>http://www.centriantiviolenza.eu/cafm/gender_violence/nazifemminismo-e-false-accuse-ne-parla-geniodonna/</div>
Letto:742<div class='wpfblike' style='height: 40px;'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http://www.comunicazionedigenere.net/geniodonna-e-il-suo-appello-alle-pari-opportunita-vere-che-non-piace-al-femminismo-nero/&amp;layout=default&amp;show_faces=true&amp;width=400&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;send=false' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden; width:400px;'></iframe></div>]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Femminismo: da giusta parità ad arrogante castrazione maschile</title>
		<link>http://www.comunicazionedigenere.net/femminismo-da-giusta-parita-ad-arrogante-castrazione-maschile/</link>
		<comments>http://www.comunicazionedigenere.net/femminismo-da-giusta-parita-ad-arrogante-castrazione-maschile/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 20 Apr 2012 19:39:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>NEWS</dc:creator>
				<category><![CDATA[Internazionale femminista]]></category>
		<category><![CDATA[degenerazione del femminismo]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.comunicazionedigenere.net/?p=3189</guid>
		<description><![CDATA[Si dice che gli uomini e donne siano uguali. Ma in che senso uguali? Nel senso dei diritti e dei doveri? Nel senso della dignità personale? Una risposta condivisibile è chiara: uomini e donne sono uguali in dignità, diritti e &#8230; <a href="http://www.comunicazionedigenere.net/femminismo-da-giusta-parita-ad-arrogante-castrazione-maschile/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Si dice che gli uomini e donne siano uguali.<br />
Ma in che senso uguali?<br />
Nel senso dei diritti e dei doveri?<br />
Nel senso della dignità personale?</p>
<p><a href="http://www.comunicazionedigenere.net/wp-content/uploads/2012/01/feminists_gossip.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-3192" title="feminists_gossip" src="http://www.comunicazionedigenere.net/wp-content/uploads/2012/01/feminists_gossip.jpg" alt="" width="400" height="303" /></a></p>
<p>Una risposta condivisibile è chiara: uomini e donne sono uguali in dignità, diritti e doveri. Fin qui siamo tutti d&#8217;accordo.<br />
Ma fino a che punto uomini e donne sono uguali?<br />
Sembra che alcune donne appartenenti a gruppi del femminismo più estremo vogliano annullare tutte le differenze tra uomini e donne. Tali differenze sono tante e complesse, sia dal punto di vista fisico che psicologico e mentale.</p>
<p>Pensiamo al concetto di casa. Per le donne casalinghe di 30 anni fa la casa poteva essere il luogo di tristezza, depressione, frustrazione e, in taluni casi, violenze fisiche e verbali. In effetti molto spesso erano costrette a rimanere in casa dal marito o dal padre o dai fratelli. In questa ottica la casa può anche apparire un luogo di tristezza.</p>
<p>Ora, col raggiungimento di pari diritti ( che poi bisogna vedere quanto sono paritari questi diritti) la casa è il luogo dal quale, secondo molte donne, si può e si deve fuggire.<br />
Ecco che molto spesso si possono leggere cose del tipo &#8220;le donne che si sposano non hanno dignità, diventano dipendenti dal marito&#8221; o &#8220;se una donna non si realizza nel lavoro è una povera frustrata&#8221;.</p>
<p>Ecco che le donne, certe donnne superfemministe, criticano le altre perché le ritengono delle fallite, solo perché hanno fatto una scelta di vita diversa da quella che avrebbe fatto &#8220;la donna emancipata&#8221;.</p>
<p>Non si accorgono che così facendo non annullano le differenze uomo donna ( e cosa c&#8217;è di più razzista di una cosa del genere), svalutano e disprezzano i ruoli femminili, quasi volessero privare le altre donne della libertà di scelta.</p>
<p>Sono queste femministe che senza accorgersene innalzano i valori maschili a valori assoluti a cui tutti, uomini e donne, devono aspirare.</p>
<p>Le donne dovrebbero essere abbastanza sicure di sè da essere libere di decidere di stare a casa o di andare a lavorare. Non ci si accorge che già questa sarebbe la più alta forma di libertà: la libertà di scelta. La libertà di dire &#8220;faccio la casalinga&#8221; o &#8220;vado a farmi una carriera&#8221; o &#8220;cerco di conciliare le due cose&#8221;. Non può una scelta essere più giusta dell&#8217;altra: c&#8217;è solo una scelta.</p>
<p>Poi noi donne abbiamo un potere enorme: basta una nostra parola per rovinare la vita di un uomo! Pensa ad Assange o a Strauss Khan, a come una donna ha detto &#8220;mi ha violentata&#8221; e a come sia finita la loro vita, quella dei maschi.</p>
<p>Un mio contatto mi ha detto che su un forum femminista ha trovato scritto da sedicenti donne (perché io certe donne nn le considero tali) &#8220;Bè, meglio un innocente in prigione che un delinquente in circolazione&#8221; dimenticando secoli di storia del diritto. Ecco, è di donne simili che mi vergogno!</p>
<p>Oppure pensa a casi più quotidiani come i divorzi: i figli vengono sempre affidati alla madre (nella maggioranza dei casi) la quale pretende un assegno di mantenimento stratosferico. Cosa ancora più grave è che spesso sono proprio queste madri che parlano male del padre oppure ai figli non glielo fanno neanche vedere (questa cosa è successa ad un amico di famiglia).</p>
<p>Insomma mi pare una ingiustizia enorme.</p>
<p>Il femminismo è degenerato. Anche la parola femminismo, del resto, pare inadeguata ad esprimere pari diritti, doveri e dignità tra i sessi. Sarebbe utile non parlare più di femminismo (che non è più necessario) ma di &#8220;parità dei sessi&#8221;.</p>
<p>Il paritarismo sarebbe un movimento a cui parteciperei volentieri.</p>
Letto:700<div class='wpfblike' style='height: 40px;'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http://www.comunicazionedigenere.net/femminismo-da-giusta-parita-ad-arrogante-castrazione-maschile/&amp;layout=default&amp;show_faces=true&amp;width=400&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;send=false' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden; width:400px;'></iframe></div>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Delegazione del Movimento Infanzia tenta di consegnare attestato di “Difensore dei Bambini” a condannato per pedofilia</title>
		<link>http://www.comunicazionedigenere.net/movimento-infanzia/</link>
		<comments>http://www.comunicazionedigenere.net/movimento-infanzia/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 19 Apr 2012 19:42:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Corrispondente</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[andrea coffari]]></category>

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		<description><![CDATA[Una delegazione guidata da un dirigente di un gruppo denominato “Movimento Infanzia” ha tentato di consegnare un attestato di “Difensore dei Bambini” a M.V., condannato per pedofilia. Il tentativo è stato impedito dalle guardie carcerarie. La liberazione del condannato “a causa &#8230; <a href="http://www.comunicazionedigenere.net/movimento-infanzia/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.comunicazionedigenere.net/wp-content/uploads/2012/01/Verovslem.jpg"><img class="alignleft  wp-image-3190" title="Verovslem" src="http://www.comunicazionedigenere.net/wp-content/uploads/2012/01/Verovslem.jpg" alt="" width="359" height="344" /></a>Una delegazione guidata da un dirigente di un gruppo denominato “Movimento Infanzia” ha tentato di consegnare un attestato di “<em>Difensore dei Bambini</em>” a M.V., condannato per pedofilia. Il tentativo è stato impedito dalle guardie carcerarie.</p>
<p>La liberazione del condannato “a causa del suo stato di salute” è stata perorata anche in un post a firma presidente@movimentoinfanzia.it, pubblicato anche in “Nuova cultura dell&#8217;infanzia” sul sito di detto “movimento infanzia”.</p>
<div id="attachment_3263" class="wp-caption aligncenter" style="width: 680px"><a href="http://www.comunicazionedigenere.net/wp-content/uploads/2012/01/mv.jpg"><img class="size-full wp-image-3263" title="mv" src="http://www.comunicazionedigenere.net/wp-content/uploads/2012/01/mv.jpg" alt="" width="670" height="250" /></a><p class="wp-caption-text">screenshot da http://sos-bambini.skynetblogs.be/archive/2008/11/11/giorgio-gagliardi-visita-a-marcel-vervloesem-nella-prigione.html</p></div>
<p>Al momento il materiale relativo a M.V. è stato rimosso dal sito del Movimento Infanzia, sul quale è presente altrettanto sorprendente materiale <em>contro</em> il riconoscimento della Sindrome di Alienazione Genitoriale (una forma di maltrattamento sull&#8217;infanzia catalogata come abuso psicologico nelle linee guida della Società Italiana di Neuropsichiatria dell&#8217;Infanzia e dell&#8217;Adolescenza).</p>
<p>Riassumiamo la vicenda.  Quando M.V. venne trovato in possesso di materiale pedo-pornografico tentò di giustificarsi dicendo che voleva smascherare una rete di pedofili. Nel dubbio la polizia svolse indagini, visti anche i numerosi precedenti:</p>
<blockquote><p>La fedina di M.V. risale agli anni 70. Nel novembre 1979 la corte criminale di Antwerp lo riconobbe colpevole delle seguenti accuse: furto con scasso, falsificazione, frode, estorsione, assalto criminale su di un minore e tentato incendio doloso. Venne quindi obbligato a passare del tempo in un istituto psichiatrico, iniziando uno schema che si sarebbe ripetuto parecchie volte. Nel 1982 ebbe nuove problemi, questa volta per aver avviato un servizio illegale di ambulanze con la moglie. Si dice che l&#8217;uso principale dell&#8217;ambulanza fosse andare a fare shopping, usando la sirena e le luci intermittenti. Nel marzo 1985 venne riconosciuto colpevole di assegni a vuoto per 96,000 franchi belgi e di frode legata al sussidio di disoccupazione. Passò ulteriore tempo in un istituto psichiatrico. [...] Nel 1986 fu condannato per comportamento minaccioso, frode e falso allarme bomba</p>
<p>[Tradotto dal quotidiano inglese <a href="http://www.independent.co.uk/arts-entertainment/no-kind-of-hero-1197939.html">Independent</a>]</p></blockquote>
<p>Questa la conclusione giudiziaria della vicenda:</p>
<blockquote><p>Si fingeva campione della caccia ai pedofili, M.V. è stato condannato a 4 anni di galera, giudicato colpevole di abusi su tre bambini</p>
<p>[Tradotto dal quotidiano francese <a href="http://www.lexpress.fr/actualite/monde/le-chasseur-de-pedophiles-condamne-pour-viol_470028.html">l'Express</a>]</p></blockquote>
<p>È in questo contesto che una delegazione del Movimento Infanzia si reca in Belgio a visitare M.V., come narrato nel resoconto da loro stesso scritto e che ripubblichiamo:</p>
<blockquote><p>«Il sottoscritto, Dottor Giorgio Gagliardi, accompagnato dal Sig. Giovanni Ristuccia, presidente dell&#8217;associazione SOS Antiplagio di Novara, dal Sig. Jan Boeykens, dalla Princesse Jacqueline de Croÿ e da altre persone della fondazione privata Princesses de Croÿ et Massimo Lancellotti, in data 06/11/2008 si è recato a Bruges presso il carcere circondariale dove è stato rinchiuso, dopo svariate vicissitudini e spostamenti da un carcere all&#8217;altro e da un ospedale all&#8217;altro, Marcel Vervloesem, per rendergli visita e per consegnargli un attestato da parte dell&#8217;associazione Sos Antiplagio di Novara che lo riconosce &#8220;difensore dei bambini&#8221;. Tra le varie persone, sono presenti anche alcune vittime della rete di Zandvoort, che, secondo fonti ufficiali belghe, non esisterebbe, nonostante i ventuno CD consegnati alla procura di Turnhout nell&#8217;ormai lontano 1998 e tutt&#8217;ora oggetto di discussione, in quanto l&#8217;attuale Ministro della Giustizia, in una petizione fatta alla Camera da un deputato del Belgio, ha affermato, in relazione a detti CD che: alcuni sono vuoti, altri invece, i 7 rubati dalla corte d&#8217;Appello di Anversa, ci sono ancora, anche se non originali, ma erano già stati archiviati nel 1999. Si arriva col bus alla casa circondariale, conosciuta anche come prigione con infermeria. Lo spazio attorno allo stabilimento penale è circondato da una spessa rete metallica plasticizzata ed anche da un fossato colmo di acqua. Si è già deciso che chiederanno di entrare i Sigg. Boeykens, Gagliardi e Ristuccia. Gli altri aspetteranno fuori. Subito all’entrata ci chiedono la carta d’identità e ci additano degli armadietti dove deporre soprabiti ecc., come anche ogni oggetto metallico. Per fortuna c’è Jan che parla fiammingo, perché qui non si parla in francese. Poi, uno alla volta, si passa sotto al metal detector posto sopra la testa. C’è qualche intoppo per chi porta la cintura metallica; poi si sale in un grande salone d&#8217;attesa.</p>
<p>Qui Jan va ad uno sportello ed a lui è consegnato un pass; a Gagliardi viene fatta una foto e poi anche lui riceve il suo pass. Il problema sorge con Ristuccia: Jan chiede cosa non va e gli rispondono che non c&#8217;è il suo permesso e quindi non può entrare. Inizia un tira e molla che dura più di un&#8217;ora: impiegati che vanno e vengono, telefonate in giro anche al carcere di Turnhout, nel caso la richiesta fosse là, fotocopie del medesimo che girano da un tavolo all&#8217;altro; alla fine un impiegato prende una copia e va dalla direttrice. Al suo ritorno, il verdetto è no e Ristuccia, a malincuore, non può entrare e si ferma nel grande salone dove si stanno radunando i parenti dei carcerati. E&#8217; l&#8217;ora dell&#8217;entrata e si accede tutti in gruppo distribuendosi in due grandi saloni. Subito un secondino parla con Jan e gli fa vedere il nostro tavolo, dove incontreremo Marcel; si tratta di un tavolo numerato. Ma nemmeno questo va bene, perché si siedono altri parenti. Di nuovo si avvicina il secondino, che ci assegna un altro tavolo, sempre numerato. Arriva Marcel: lo si riconosce appena, perché è molto dimagrito, forse un po&#8217; più basso di un anno fa, coi capelli molto brizzolati ed il viso molto tirato. Sorride poco, anche quando ci vede, ma tutto il suo modo di avvicinarsi ci mostra che è contento della nostra visita. Subito si inizia a parlare, in fiammingo, che per il sottoscritto è ostrogoto, ed in un francese che “va là che vai bene”. Almeno ci si intende. Marcel dice che è in infermeria e che ora sta meglio di prima, anche se i suoi problemi permangono anche in modo massiccio: le gambe sono ancora gonfie fino al ginocchio ed i battiti cardiaci sono aritmici e deboli; la glicemia è altalenante. Parla guardandoci negli occhi, ma il suo sguardo è un po&#8217; spento. Con una certa contentezza, ci dice che è arrivato un fax dal Ministro della Giustizia che afferma che, una volta uscito dal reparto dell&#8217;infermeria, sarà trasferito in una stanza lì a Bruges e non dovrà fare più l&#8217;ammalato girovago; spera solo che la stanza sia abbastanza confortevole. Domanda come stiamo tutti noi e si interessa ai casi attuali ed alle operazioni della polizia internazionale circa le reti pedoporno; chiede anche del suo attestato che non ha superato le barriere. Ci dice che all&#8217;interno della casa circondariale c&#8217;è un repartino per i pedocriminali, tra cui (si chiede) dovrebbe esserci Pascal Taveirne, il criminale pedoporno legato all&#8217;italiano Marzola, e del cui volto, non tanto stranamente, nessun giornale belga ha pubblicato una foto. Marcel annuisce, ma non si sbilancia più di tanto. Gli si chiede allora: ”Ma se c&#8217;è un reparto per criminali pedoporno e ti hanno condannato con quel marchio, perché non ti mettono in quel reparto?” Lui corruga la fronte e scuote la testa, ma gli si soggiunge che: “Allora vuol dire che non ti ritengono un criminale pedoporno come recita la condanna dei tuoi processi”. Marcel aggiunge che il suo stato di salute è seguito, anche politicamente, un po&#8217; in sordina. Anche il Ministro della Giustizia telefona spesso alle direzioni chiedendo notizie; c&#8217;è ancora interesse per lui ed è dimostrato anche dal fatto che, sebbene in modo non manifesto, molti all&#8217;interno del carcere parteggiano per lui. Si è lamenta di tutti quei trasferimenti da un ospedale all&#8217;altro, tant&#8217;è che dice che, ogni volta che si svegliava, si guardava bene attorno per capire dove era. E&#8217; dispiaciuto per Ristuccia, ma soggiunge che sono state fatte due richieste differenti, nelle due carceri dove ha soggiornato; perciò non si spiega questa ennesima disfunzione amministrativa, che ha applicato rigidamente il nuovo regolamento carcerario del Belgio rinnovato nel 2006. Marcel accenna a quanto gli è successo: incriminazioni false, prolungamento dei suoi processi oltre i termini consentiti dalle stesse leggi belghe (ormai sono dieci anni), scomparsa di 42 documenti a suo favore a Turnhout ed ad Anversa, furto di 7 CD alla Corte di Cassazione di Anversa ed errori medici e trascuratezza nella somministrazione dei suoi medicinali salvavita, come l&#8217;insulina non somministrata per giorni o somministrata a dosaggi non giusti. Nei suoi occhi si legge la rabbia nei confronti di una giustizia applicata con intenzioni precise, che vanno oltre il termine “giustizia”. Un secondino avverte che l&#8217;ora è terminata. Ci salutiamo e Marcel si raccomanda di salutare tutti e poi soggiunge di inviargli l&#8217;attestato che gli era stato portato in Belgio per posta raccomandata, se no può anche non arrivare. Jan ed il sottoscritto si mettono in fila per uscire, ma dopo aver messo una sola mano in una specie di detector: una mano e non due, come ci si sarebbe aspettati. Si esce nel grande salone, dove si trova Ristuccia immusonito e scocciato del trattamento che gli è stato riservato; si scende nel piazzale, dove da due ore ci attende il resto del gruppo; si scattano delle foto con l&#8217;attestato che non ha potuto oltrepassare le due porte di controllo ed infine si riparte per Bruxelles, dopo aver salutato gli amici olandesi.»</p></blockquote>
<p>La fonte originale della relazione della visita al carcere qui pubblicata è questo indirizzo web non più attivo:</p>
<p>http://www.movimentoinfanzia.it/public/Relazione%20Giovanni%20e%20Giiorgio%20visita%20di%20sostegno%20Marcel%20Vervloesem%20nel%20carcere%20di%20Bruges%20(con%20foto).doc</p>
<p>Tale relazione è ancora disponibile su siti quali</p>
<p>http://verdwijningen.skynetblogs.be/archive/2008/11/11/giorgio-gagliardi-visita-a-marcel-vervloesem-nella-prigione.html</p>
Letto:559<div class='wpfblike' style='height: 40px;'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http://www.comunicazionedigenere.net/movimento-infanzia/&amp;layout=default&amp;show_faces=true&amp;width=400&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;send=false' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden; width:400px;'></iframe></div>]]></content:encoded>
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		<title>Nazifemminismo. In Rai ne parla Tiberio Timperi</title>
		<link>http://www.comunicazionedigenere.net/nazifemminismo-in-rai-ne-parla-tiberio-timperi/</link>
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		<pubDate>Thu, 19 Apr 2012 17:04:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pablito</dc:creator>
				<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>

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		<description><![CDATA[Lascia perplessi l&#8217;ilarità in studio quando il presentatore Tiberio Timperi, con coraggio, indica alcune fonti di discriminazione come &#8220;nazifemministe&#8221;. Il termine &#8220;nazifemminismo&#8221; è ben consciuto e molto usato per indicare il femminismo radicale intento ad attaccare gli uomini in modo &#8230; <a href="http://www.comunicazionedigenere.net/nazifemminismo-in-rai-ne-parla-tiberio-timperi/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Lascia perplessi l&#8217;ilarità in studio quando il presentatore Tiberio Timperi, con coraggio, indica alcune fonti di discriminazione come &#8220;nazifemministe&#8221;.<br />
Il termine &#8220;nazifemminismo&#8221; è ben consciuto e molto usato per indicare il femminismo radicale intento ad attaccare gli uomini in modo da discriminarli. L&#8217;origine del termine (insieme alle fonti) lo troviamo qui <a href="http://www.nazifemminismo.info/lorigine-del-termine/" rel="nofollow nofollow" target="_blank">http://www.nazifemminismo.info/lorigine-del-termine/</a>.</p>
<div class="lyMe" id="WYL_fwgT2V6a1Kw" style="width:480px;height:360px;"><noscript><a href="http://youtu.be/fwgT2V6a1Kw"><img src="http://img.youtube.com/vi/fwgT2V6a1Kw/0.jpg" alt="" width="480" height="340" /><br />Watch this video on YouTube</a> Embedded with WP YouTube Lyte.</noscript></div>
<div class="lL" style="width:480px;"></div>
<p>&#8212;&#8211;</p>
<p>“<em>Feminazi</em>” è un portmanteau dei termini <em>femminismo</em> e <em>nazismo</em>, coniato da Tom Hazlett (professore di economia alla Università di California a Davis) e reso popolare dal giornalista Rush Limbaugh [1,2]. Il termine è stato inizialmente utilizzato per caratterizzare “quelle femministe per cui la cosa più importante della loro vita è fare in modo che ci siano quanti più aborti possibili” [1]. Il dizionario inglese [3] e spagnolo [4] oggi definisce “<a href="http://en.wiktionary.org/wiki/feminazi">feminazi</a>” come:</p>
<blockquote><p><strong>feminazi: </strong>una femminista militante o radicale, percepita come intollerante verso le idee altrui.</p></blockquote>
<p>Nel dizionario italiano già esiste il termine <a href="http://dizionari.hoepli.it/Dizionario_Italiano/parola/biofemminismo.aspx?idD=1&amp;Query=biofemminismo&amp;lettera=B">biofemminismo</a> [5], definito come:</p>
<blockquote><p><strong>biofemminismo</strong>: concezione che sostiene la superiorità biologica della donna sull’uomo.</p></blockquote>
<p>Ma è più chiaro utilizzare anche in italiano il termine <strong>nazi-femminismo</strong>, così come è preferibile chiamare Hitler nazista piuttosto che bio-germanista.</p>
<p>Il nazismo proclamava i tedeschi vittime degli ebrei in modo da poterli odiare e colpire. Allo stesso modo il nazi-femminismo proclama le donne vittime degli uomini, inventando termini quali “femminicidio” per definire quel 20% degli omicidi nei quali la vittima è un essere umano di sesso femminile, e falsificando le statistiche arrivando a sostenere falsità assurde quali “<a href="http://www.bollettinodiguerra.com/war_archives/nazi-femminismo-batte-nazi-fascismo-1000-a-10">la violenza maschile è la prima causa di morte per le donne</a>”. Secondo l’ideologia nazi-femminista <a href="http://www.bollettinodiguerra.com/war_archives/il-femminismo-estremo-o-nazifemminismo-ha-distrutto-e-sta-distruggendo-la-famiglia-difendila">la famiglia deve essere distrutta</a>: aborto, divorzio, <a href="http://www.dirittoeminori.com/pages/il-sistema-delle-false-accuse/">false accuse</a>, bambini chiusi in <a href="http://www.centriantiviolenza.com/">centri femministi</a>, bambini alienati, bambini esposti a materiale sessuale in modo da costruire <a href="http://www.comunicazionedigenere.net/la-donna-che-ha-salvato-centinaia-di-bambini-dal-nazi-femminismo/">calunnie pedofile</a>…</p>
<p>Molte femministe sostengono che il termine nazi-femminismo sarebbe solo un tentativo di marginalizzare il proprio pensiero e la propria attività politica. Tuttavia, le stesse parole di molte ideologhe femministe, inneggiando alla superiorità femminile ed allo sterminio maschile, ricordano l’ideologia nazista:</p>
<blockquote><p>«La proporzione di uomini deve essere ridotta e mantenuta al 10% circa della razza umana». Sally Miller Gearhart.</p>
<p>«Dobbiamo solamente tenere un gruppetto di donatori in una fattoria per lo sperma». Rosie DiManno</p>
<p>«Il maschio è un aborto che cammina, abortito allo stadio genetico. Essere maschio è essere deficiente, emozionalmente limitato: la mascolinità è una malattia di deficienza e i maschi sono storpi emotivi». Valerie Solanas, ideologa femminista ed assassina, in “Società per l’eliminazione degli uomini” (SCUM)</p>
<p>«la terra deve essere decontaminata. L’evoluzione porterà ad una drastica riduzione del numero di maschi». Mary Daly</p>
<p>«voglio vedere un uomo picchiato a sangue e con un tacco a spillo conficcato nella sua bocca, come una mela nella bocca di un porco». Andrea Dworkin</p>
<p>«Non voglio mettermi nella condizione di spiegare a un bambino maschio di 9 anni il perchè io sono convinta che sia OK per le bambine di indossare magliette che rivelino la loro superiorità nei confronti dei bambini maschi». Treena Shapiro</p>
<p>«Noi siamo, come genere, infinitamente superiori agli uomini». Elizabeth Cady Stanton</p>
<p>«I maschi sono il prodotto di un gene danneggiato». Germain Greer</p>
<p>«Uno degli impliciti, seppur non ammessi, pilastri del femminismo è stato un fondamentale disprezzo per i maschi». Wendy Dennis</p></blockquote>
<p>[1] Rush H. Limbaugh, <em>The Way Things Ought to Be</em>, Pocket Books, 1992.</p>
<p>[2] http://en.wikipedia.org/wiki/Feminazi.</p>
<p>[3] http://en.wiktionary.org/wiki/feminazi.</p>
<p>[4] http://es.wiktionary.org/wiki/feminazi.</p>
<p>[5] Dizionario della Lingua Italiana, Hoepli editore.</p>
<p>Fonte <a href="http://www.nazifemminismo.info/lorigine-del-termine/" rel="nofollow nofollow" target="_blank">http://www.nazifemminismo.info/lorigine-del-termine/</a></p>
Letto:2370<div class='wpfblike' style='height: 40px;'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http://www.comunicazionedigenere.net/nazifemminismo-in-rai-ne-parla-tiberio-timperi/&amp;layout=default&amp;show_faces=true&amp;width=400&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;send=false' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden; width:400px;'></iframe></div>]]></content:encoded>
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		<title>Partigiani rossi stuprano e uccidono una bambina</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Apr 2012 18:12:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Corrispondente</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[Alle elementari oggi le maestre insegnano che i partigiani erano tutti buoni ed i fascisti tutti cattivi.   Crescendo e studiando la storia si scopre che il fascismo fu un tentativo di evitare una ben più sanguinaria dittatura comunista e che i &#8230; <a href="http://www.comunicazionedigenere.net/giuseppina-ghersi/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Alle elementari oggi le maestre insegnano che i partigiani erano tutti buoni ed i fascisti tutti cattivi.   </em><em>Crescendo e studiando la storia si scopre che il fascismo fu un tentativo di evitare una ben più sanguinaria dittatura comunista e che i partigiani erano in parte comunisti.   </em></p>
<p><em>Alle elementari nel 1945 si insegnava che i fascisti erano tutti buoni, e Giuseppina Ghersi ci aveva creduto ripetendolo in un tema.  <em>Giuseppina n</em>on ha potuto crescere e scoprire che in realtà era in corso una guerra fra due ideologie dell&#8217;odio, il nazi-fascismo (40 milioni di morti) ed il comunismo (100 milioni di morti), con opposte propagande.</em></p>
<p><em>Perché partigiani la hanno stuprata ed uccisa per punirla.</em></p>
<p><em>Senza pietà, senza comprendere che i bambini possono essere plagiati.  </em></p>
<p><em>È la stessa follia del femminismo, questa altra ideologia dell&#8217;odio </em><em>filiata dal comunismo, che nel suo odio contro i papà oggi</em><em> nega che i bambini possono venire plagiati (Sindrome di Alienazione Genitoriale).  </em></p>
<p><em>Nazi-fascismo e comunismo sono oggi fantasmi del passato, ma ancora i loro residuati </em><em>infieriscono su Giuseppina, censurando le pagine a lei dedicate. </em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Giuseppina Ghersi (1931 – 30 aprile 1945) era una studentessa di 13 anni dell&#8217;istituto magistrale &#8220;Maria Giuseppa Rossello&#8221; del quartiere “La Villetta” di Savona. Una bambina accorta e diligente, figlia di commercianti ortofrutticoli abitava in via Tallone, attualmente via Donizetti. Dall’esposto del padre, Giovanni Ghersi, presentato al Procuratore della Repubblica di Savona in data 29 aprile 1949, di cui è possibile chiedere copia all’Archivio di Stato di Savona, e che consta di sei cartelle minuziosamente vergate a mano, riportato e parzialmente visibile all’indirizzo: <a href="http://www.ragazzidelmanfrei.it/giuseppinaghersi3.php?nws=5">http://www.ragazzidelmanfrei.it/giuseppinaghersi3.php?nws=5</a> leggiamo che: “Il 25 aprile<img src="http://www.unmondoditaliani.com/data/italianinelmondo/ghersi_giuseppina_scuola.jpg" alt="" align="right" hspace="3" vspace="3" /> ‘45, alle 5 pomeridiane” i partigiani,appena entrati a Savona, chiedono ai Ghersi del “materiale di medicazione” che la famiglia non esita a “fornire volentieri”. Il giorno successivo, come di consueto, i coniugi si dirigono verso il loro banco di frutta e verdura, ma in zona San Michele, poco dopo le 6.00 del mattino, sono fermati da due partigiani armati di mitra. Vengono portati al Campo di Concentramento di Legino, situato nella zona dell’odierno complesso delle Scuole Medie Guidobono, dove un terzo partigiano sequestra loro le chiavi dell’appartamento e del magazzino. Dopo circa mezz’ora viene deportata al Campo anche la cognata e i partigiani, senza testimoni, possono finalmente procedere rubando le merci dal negozio e tutti i beni della famiglia presenti in casa. Solo Giuseppina<img src="http://www.unmondoditaliani.com/data/italianinelmondo/GHERSI_GIUSEPPINA_LETTERA_DUCE.JPG" alt="" align="left" hspace="3" vspace="3" /> manca all’appello perché ospitata da alcuni amici di famiglia in Via Paolo Boselli 6/8.</p>
<p>I Ghersi, ormai detenuti da due giorni senza lo straccio di un’accusa, chiedono spiegazioni ai partigiani che rispondono rassicurandoli. Viene loro detto che si tratta di un semplice controllo e che hanno bisogno di fare delle domande alla figlioletta. Siccome Giuseppina aveva precedentemente vinto un concorso a tema ricevendo, via lettera, i complimenti da parte del Segretario Particolare del Duce in persona, trattandosi di una bonaria quisquilia, i genitori si persuadono circa le intenzioni dei partigiani e, accompagnati da uomini armati, vanno a prendere la piccola. L’intera famiglia Ghersi viene dunque tradotta nuovamente al Campo di Concentramento dove inizia il primo giorno di follia. <strong>E’ il pomeriggio del 27 Aprile 1945: madre e figlia vengono malmenate e stuprate</strong> mentre il padre, bloccato da cinque uomini, ècostretto ad assistere al macabro spettacolo percosso dal calcio di un fucile su schiena e testa. Per tutta la durata della scena gli aguzzini chiedono al padre di rivelare dove avesse nascosto altro denaro e oggetti preziosi.</p>
<p><img src="http://www.unmondoditaliani.com/data/italianinelmondo/ghersi_giuseppina_uccisa_giornale.jpg" alt="" align="right" hspace="3" vspace="3" /></p>
<p>Giuseppina cade probabilmente in stato comatoso perché, come riferisce l’esposto al Procuratore, “non aveva più la forza di chiamare suo papà”.</p>
<p>Verso sera inizia a piovere e le belve, stanche di soddisfare i propri istinti, conducono Giovanni e Laura Ghersi presso il Comando Partigiano di Via Niella dove viene chiaramente detto che a loro carico non è emerso nulla. Nonostante ciò i partigiani li rinchiudono nel carcere Sant’Agostino.<br />
<strong>Giuseppina subisce da sola un lungo calvario di sofferenze finché, il 30 Aprile 1945, viene finita con un colpo di pistola </strong>per poi essere <strong>gettata davanti alle mura del Cimitero di Zinola </strong>su un <strong>cumulo di cadaveri.</strong> <strong>I</strong>l corpo viene disteso dal personale del luogo nella fila dei riconoscimenti dove per diversi giorni. Qui viene notato dal Sig. Stelvio Murialdo per alcuni agghiaccianti particolari. Riportiamo, testualmente, dalla memoria del Sig. Stelvio Murialdo: “E proprio il primo era un cadavere di donna molto giovane; erano terribili le condizioni in cui l&#8217; avevano ridotta, evidentemente avevano infierito in maniera brutale su di lei, senza riuscire a cancellare la sua giovane eta&#8217;. Una mano pietosa aveva steso su di lei una sudicia coperta grigia che parzialmente la ricopriva dal collo alle ginocchia. La guerra ci aveva costretto a vedere tanti cadaveri e in verità, la morte concede ai morti una distesa serenità; ma lei , quella sconosciuta ragazza NO!!! L&#8217; orrore era rimasto impresso sul suo viso, una maschera di sangue, con un occhio bluastro, tumefatto e l&#8217; altro spalancato sull&#8217; inferno. Ricordo che non riuscivo, come paralizzato, a staccarmi da quella povera disarticolata marionetta, con un braccio irrigidito verso l&#8217; alto,come a proteggere la fronte, mentre un dito spezzato era piegato verso il dorso della mano.”</p>
<p><img src="http://www.unmondoditaliani.com/data/italianinelmondo/GHERSI-giuseppina_lapide.JPG" alt="" align="left" hspace="3" vspace="3" />La Sig.ra Ghersi viene rilasciata dopo 12 giorni di detenzione ed è costretta a recarsi presso al sede Comunista del quartiere Fornaci perdomandare le chiavi della propria casa. Queste le vengono restituite solo il giorno successivo quando, accompagnata da un caporione del PCI, può riappropriarsi parzialmente dell’appartamento: il funzionario politico provvede infatti a sigillare tutte le camere eccetto una stanzetta e la cucina.</p>
<p>E’ quasi estate e il marito viene liberato dal carcere l’11 giugno senza mai essere stato interrogato per tutta la durata della detenzione. In questa circostanza apprende la notizia della morte di sua figlia e, nonostante il tremendo peso che aggrava il suo cuore, ritrova dentro casa la moglie prossima alla follia.<img src="http://www.unmondoditaliani.com/data/italianinelmondo/partigiani_auto.JPG" alt="" align="right" hspace="3" vspace="3" /></p>
<p>Il Sig. Ghersi si rivolge alla Questura dove, per via delle ruberie, gli viene corrisposto un acconto di 150.000 Lire mentre un agente si offre d’aiutarlo nella rimozione dei sigilli apposti ai locali della propria casa.</p>
<p>L’uomo, dovendo provvedere a moglie e cognata, viene assunto “per compassione” presso il consorzio ortofrutticolo dove riesce a percepire il minimo necessario per sopravvivere.<br />
Sembra quasi che le cose tendano verso una certa normalizzazione, quando la notte dell’11 Luglio, a un mese esatto dalla scarcerazione di Giovanni, si iniziano ad avvertire alcuni rumori che svegliano di sobbalzo la famiglia. Un gruppo non identificato di persone cerca di forzare la porta di casa Ghersi che, fortunatamente, non cede.</p>
<p>Giovanni e Laura non riescono più a sostenere l’onere delle violenze subite e fuggono da Savona affrontando una vita di stenti e povertà incontrando in ogni dove il sospetto dei funzionari politici del PCI.<img src="http://www.unmondoditaliani.com/data/italianinelmondo/partigiani_contro_AUSILIARIE.jpg" alt="i Partigiani umiliano le donne repubblichine" align="left" hspace="3" vspace="3" />   Situazione del tutto simile a quella dei profughi istriani che, giunti in Italia, si trovano costretti a fuggire in altri paesi per via della pressione esercitata sul Governo, da parte del Partito Comunista Italiano. “Abbiamo dovuto scappare &#8211; si legge nell’esposto del Sig Giovanni &#8211; all’alba come ladri, da casa nostra, dalla nostra città , senza mezzi e senza lavoro, vivendo per anni in povertà e miseria, pur sapendo che gli assassini della mia bambina di appena 13 anni, vivevano nel lusso impuniti, onorati e riveriti, con i nostri soldi e di tutti quelli che erano morti o che erano dovuti scappare.</p>
<p>LA MEMORIA NEGATA</p>
<p>Negli anni ’50 il Sig. Stelvio Murialdo insieme ad altri amici decide di fissare un incontro periodico per cercare di dar voce alle storie negate dalla vulgata resistenziale. Nasce il primo gruppo dell’Associazione Ragazzi del Manfrei. Sono anni difficili attraversati da un filo rosso di<img src="http://www.unmondoditaliani.com/data/italianinelmondo/partigiani_orrori.gif" alt="" align="right" hspace="3" vspace="3" />omicidi come testimonia, ad esempio, il delitto del Commissario Salemi messo a tacere dalla misteriosa “Pistola Silenziosa”. L’unico ambiente che accoglie queste testimonianze è quello del Movimento Sociale Italiano col conseguente isolamento che ne consegue. I familiari delle vittime così come i testimoni oculari sono tacciati di essere dei nostalgici del Fascismo e né i giornali né gli autori di storia locale concedono cittadinanza a simili storie.</p>
<p>Passano i decenni finché, a livello nazionale, sembra aprirsi qualche spiraglio di speranza: il 2005 è l’anno del primo giorno del ricordo per i martiri delle Foibe e, timidamente, nel 2008 alcuni iniziano a chiedere alla locale sede de La Stampa di Savona la possibilità di parlare finalmente di Giuseppina Ghersi. Il Consigliere di Circoscrizione Vito Cafueri chiede, senza successo, che la piccola ottenga una targa in sua memoria nel quartiere Fornaci. Sembra comunque che il clima stia cambiando: l&#8217;ex senatore del Pci Giovanni Urbani, all&#8217;epoca commissario politico della divisione partigiana Gin Bevilacqua, dichiara: «Sono sceso a Savona proprio quel giorno ma non sapevo di questo episodio che merita di certo un approfondimento negli archivi. Non sarebbe un caso isolato. Venivamo da una guerra civile in cui era successo veramente di tutto» ma le reazioni non tardano e la Sig.ra Vanna Vaccani Artioli, per 27 anni Segretaria Provinciale e Consigliere Nazionale dell’Anpi afferma: «Mi ricordo Giuseppina Ghersi. Era poco più che una ragazzina ma collaborava con i fascisti. La sua fu sicuramente un&#8217;esecuzione». L’infondata accusa di collaborazionismo non può essere ribattuta perché, nel contempo, i parenti di uno dei partigiani probabilmente coinvolti nel fatto, denunciano La Stampa richiedendo un risarcimento che per legge spetta loro visto che il crimine in questione è stato amnistiato dalla Repubblica Italiana e a nessuno può essere imputato. I giornali scelgono di non parlare più del fatto fino all’11 febbraio 2010 quando La Stampa concede un piccolo ritaglio alla notizia dell’interpellanza del Consigliere Comunale Alfredo Remigio che, in sostegno all’iniziativa lanciata dai Ragazzi del Manfrei, chiede che sia “intitolato uno spazio pubblico o, quantomeno, istituito un Giorno del Ricordo in memoria di Giuseppina Ghersi”. Il Comune di Savona respinge la richiesta e in tutta Italia, via internet, sorgono gruppi spontanei in sostegno alla memoria di Giuseppina Ghersi. i Settori dell’estrema sinistra insorgono su vari siti e blog.</p>
<p><strong>L’enciclopedia “libera” Wikipedia nega ripetutamente la possibilità di redigere una pagina a memoria dei fatti</strong>, mentre l’Anpi, alla richiesta di collaborazione avanzata dai Ragazzi del Manfrei, risponde col silenzio.</p>
<p>Da qui ai nostri giorni: il 30 Aprile 2010 è stato il 65 esimo anniversario della morte di Giuseppina.. La Città di Savona e l’Italia del Diritto la ricorderanno mai?</p>
<p>Rosso, nero, bianco, azzurro. I colori della Vita diventano strumenti di odio in mano a chi si identifica in una ideologia, al di là del buon senso. Al di là del colore politico, una sola tinta si presta a connotare il racconto, il rosso del sangue dei martiri di tutti i tempi, assieme al bianco dell’innocenza, il verde della speranza. Speranza che si riscriva la storia, che sia fatta giustizia. Perché ciò che è stato è stato, maabbiamo oggi il dovere di restituire dignità ai genitori della piccola Giuseppina e a tutti coloro che sono stati privati dei loro diritti, al di là dell’appartenenza politica. Nel viaggio finale, quello che siamo destinati a compiere tutti, non ci sono più colori e appartenenze, ma azioni, sentimenti, valori. E il colore, è quello dell’amore</p>
<p>Fonte: http://www.unmondoditaliani.com/giuseppina-ghersi-violentata-e-uccisa-per-un-tema-che-aveva-ricevuto-il-plauso-di-mussolini-una-martire-da-non-dimenticare.htm</p>
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