Emergenza femminismo. Servono leggi speciali contro la calunnia.

Le false accuse sono ormai usate a tappeto nelle separazioni. Il femminismo, rifiutando il codice d’onore degli uomini, ha colto la giustizia impreparata e sviluppato vere e proprie associazioni a delinquere, finalizzate ad accusare falsamente gli uomini. Queste manipolatrici ed odiatrici di uomini, fingendo di parlare in nome delle donne e di difenderle, hanno ottenuto illiberali leggi anti-uomo.

Gli stati che hanno approvato tali leggi hanno visto un aumento delle violenze sulle donne e la distruzione delle famiglie, senza contare gli uomini che ormai rifiutano il matrimonio.

Le prime vittime sono i bambini, tanto che componenti del femminismo ormai degenerate in pedo-criminalità tentano di negare che l’alienazione genitoriale è un abuso sull’infanzia.

Così come sono state varate leggi speciali contro i reati di mafia, servono leggi speciali contro la pedo-criminalità femminista:

  • 1) Revoca della potestà genitoriale a chiunque ha fatto false accuse che hanno coinvolto bambini;
  • 2) Radiazione dagli albi professionali per chi ha sostenuto 3 o più false accuse che hanno coinvolto bambini;
  • 3) Revoca di qualunque beneficio o sostegno per chi faccia o abbia fatto false accuse.
  • 4) Fine dei processi femministi (ovvero processi nei quali uomini innocenti vengono condannati sulla base della sola parola di una accusatrice) e ritorno al giusto processo, nel quale la colpevolezza deve essere dimostrata sulla base di prove oggettive;
  • 5) Riconoscimento del particolare valore morale e sociale alle azioni delle vittime di false accuse che si facciano giustizia da sole nei confronti di chiunque abbia concorso, anche in veste professionale, a sostenere la falsa accusa.

 

Letto:493
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Le malattie del femminismo: infarto, ipertensione, cancro, emorroidi

La donna che fuma è uno dei simboli dell’emancipazione femminile, dai tempi della Fiaccolata della Brigata della Libertà nella quale le suffragette marciavano in parata fumando come un simbolo di liberazione.  In realtà fu una campagna mediatica orchestrata da Edward Bernays per conto della “American Tobacco Company”: mandare alle manifestazioni femministe donne pagate per fumare fingendo di appropriarsi del “diritto al fumo”, in modo da associare la sigaretta al concetto di libertà femminile.

E così, in Italia, i decessi di donne per cancro causato dal fumo sono stimati a 20000 annue, centinaia di volte più della violenza domestica. Fumo e femminismo nuociono gravemente alla salute.

Oltre al fumo, altre abitudini diffusesi fra le donne con il femminismo, come abuso di alcool e scarsa igiene personale, sono importanti fattori di rischio nello scatenare disturbi emmoroidari.  Nello stadio iniziale della patologia, le emorroidi interne possono sanguinare congestionandosi a causa di dilatazione varicosa; con l’aggravarsi della malattia le emorroidi prolassano all’esterno del canale anale.

Elena Contrino, endocrinologa ecografista al San Raffaele di Milano e autrice di “Le nuove donne. Come gli stili di vita influenzano la salute: capire il nostro corpo per stare meglio” dice che il femminismo ha cambiato radicalmente la vita delle donne, ma ha portato con sé un aumento esponenziale di malattie, prima considerate solo “maschili”, come l’infarto e l’ipertensione.  La stima è di 40000 decessi annui. “Non si può pensare di stravolgere i ritmi biologici senza acquisire anche dei punti deboli, delle vulnerabilità in più. Ogni donna è diventata bersaglio di nuove malattie e didisturbi psicosomatici”.

 

Letto:400
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Svezia, l’Arabia Saudita del femminismo

Il paragone con l’Arabia Saudita è stato usato dalla stampa commentando la assurda vicenda subita da Julian Assange, il fondatore di Wikileaks.Si apprestava a diventare l’uomo dell’anno 2010, quando è stato invitato in Svezia da unabio-femminista (una che crede nella superiorità biologica della donna),autrice di un “manuale della vendetta”:

L’ideale è una vendetta più dura possibile, ma questo richiede un sacco di lavoro e impegno perché si realizzi come volete…%Il vostro fine mentre agite è quello di assicurarsi che la vittima possa soffrire allo stesso modo in cui ha fatto soffrire voi.

Dopo aver scoperto che Assange le preferiva una ragazza più giovane e carina, si è rivolta ad una sua “amica particolare” poliziotta (che ha omesso di dichiarare tale rapporti, e che è stata beccata a mettere su internet commenti contro “gli uomini bianchi come Assange”) e lo ha denunciato in base aduna legge femminista che equipara la mancanza o la rottura di un preservativo ad uno stupro.Ricercato dalle polizie di 188 paesi, è stato arrestato in Inghilterra eda allora vive con una catena elettronica ad un piedein attesa che la sua sorte venga decisa. L’opinione pubblica non ha dubbi: Assange è perseguitato, e la bio-femminista è stata definita “donna più odiata del mondo”.

Lo strumento che ha permesso ad una donna di devastare la vita ad un uomo è la legge svedese contro lo “stupro” (fra virgolette in quanto la legge dilata in modo abnorme tale concetto fino a considerarestupro quello che in altri paesi si chiama “preservativo rotto”): una legge talmente femminista ed arbitraria da permettere ad una calunniatrice di mandare chiunque in galera, sulla base di un semplice sospetto.Le donne che in Svezia proclamano di essere vittima di stupri ricevono soldi dallo Stato (c’è chi lo fa per lavoro).
Risultato: 25 stupri per 100,000 persone in Svezia: 6 volte più che in Italia.

Le statistiche dicono che le donne denunciano fra 2 e 10 volte più stupri nei paesi dove si guadagnano soldi per farlo (Germania: 10, Stati Uniti: 33, Canada: 77) rispetto ai paesi dove questo crimine non viene privilegiato (Giappone: 2, Italia: 4).

Come ha potuto un paese civile come la Svezia arrivare a tanto?

Il partito svedese “Iniziativa Femminista” (FI) è capeggiato da G.S., cacciata dal partito comunista per via di una frode fiscale.Dall’odio di classe all’odio di genere il passo è breve.Le femministe di FI sostengono che dormire con gli uomini sia ‘tradimento di genere’; vogliono usare la scienza moderna per far nascere solo bambine perchè ‘gli uomini sono animali’; girano film porno femministi usando soldi pubblici;lo stesso partito femminista ha illegalmente preso fondi pubblici, in realtà destinati alle donne. Il loro programma elettorale era tipicamente femminista:

  • Primo, aumentare le tasse agli uomini in quanto, secondo le immancabili statistiche femministe,metà delle donne svedesi sarebbero vittime di violenza maschile, quindi bisogna daresoldi pubblici ai centri femministi anti-violenza ed alle femministe che li gestiscono.
  • Secondo, eliminare il matrimonio sostituendolo con contratti poli-amorosi neutri di genere.Secondo le femministe, tre lesbiche sarebbero una famiglia, ed avrebbero diritto all’inseminazione a spese dello stato.
  • Terzo, limitare la presenza degli uomini dei gruppi direttivi al 25%.
  • Quarto, imporre che lavori tradizionalmente femminili (e.g. telefonista) vengano pagati come lavori tradizionalmente maschili (e.g. camionisti).
  • Quinto, inasprire la legge sulla violenza sessuale levando l’onere della prova a chi accusa caricandolo su chi è accusato: ogni uomo verrà condannato a meno che non riesca a dimostrare la propria innocenza (ad esempio con un documento o un filmato nel quale è chiaro che la donna aveva detto di sì).

Poi, hanno pensato anche ai bambini.

  • Primo, tassare alla nascita i bambini colpevoli di essere nati maschi. Siccome gli uomini svedesi guadagnano il 25% in più delle donne è giusto che fin dal momento in cui vengono al mondo rifondano la somma che usurperanno.In realtà, i 2/3 degli uomini svedesi lavorano nel settore privato, mentre i 2/3 delle svedesi lavorano nel settore pubblico,rendendo la Svezia il paese con le più alte tasse al mondo, con montagne di soldi spesi in `discriminazioni positive’.
  • Secondo, eliminare i nomi sessuati, dare ai bambini nomi neutri in modo che possano decidere loro, da grandi, se si sentono maschi o femmine. Usare le scuole per sopprimere le innate differenze fra bambini e bambine (ad esempio i bambini vengono obbligati a fare la pipì seduti).

Il progetto politico di FI era raccattare un po’di seggi e coalizzarsi con la sinistra in cambio di altre leggi femministe.Ma la stampa ha definito il partito femminista “freak show di lesbiche”, la televisione ha mostratoun filmato in cui cantavano “fottuti uomini vi faremo a pezzi” in comizi pubblici,gli elettori e le elettrici hanno democraticamente espresso il loro ribrezzo.

Nel 2010 per la prima volta in Svezia ha vinto il centro destra, e più di 99 donne su 100 hanno rifiutato il Partito Femminista. Risultato: zero seggi, 0.4% dei voti.In elezioni precedenti si era piazzato meglio addirittura il “Partito di Paperino”, un partito presentato per scherzo. Ma non dimentichiamo che anche il partito nazista ebbe fallimenti elettorali: quando nel 1933 raggiunsero il il 44% furono le ultime elezioni.

Un Partito Femminista potrebbe fingersi moderato ed ingannare gli elettori. Ad esempio, per distruggere il matrimonio potrebbero partire ottenendo l’equiparazione della coabitazione fra omosessuali, estenderla a gruppi di persone, non richiedere la coabitazione, ed alla fine il matrimonio non esiste più.

Alcune follie mano a mano vengono smantellate.

Una legge impedisce alla Biblioteca Nazionale di buttare via le opere raccolte;per cui conservano ancora materiale pedo-pornografico risalente agli anni 70, quando le femministe avevano imposto la liberazione sessuale.

Dal 2003 una legge femminista imponeva quote di 50% di studentesse nelle università Svedesi, cancellando per legge le naturali differenze ed attitudini fra il cervello maschile e femminile. Risultato: le donne normali, che preferiscono frequentare facoltà tradizionalmente femminili come psicologia e letteratura, sono state escluse ed hanno protestato e denunciato.

Altra idea contro natura: imporre eguali abbigliamenti per uomini e donne nelle piscine. Purtroppo gli uomini hanno rifiutato il reggiseno, ed alcune donne hanno rifiutato il topless.

Il femminismo svedese ha portato a sospetto ed ostilità fra uomo e donna, non a cooperazione. Il tasso di divorzio è estremamente alto, e molti uomini svedesi preferiscono sposarsi con stranieremeno affette da femminismo.

Le femministe, che provengono dal fallimento del comunismo, sembrano voler replicarei disastri di una ideologia che vuole tutti eguali, livellando verso il basso purdi eliminare le naturali differenze fra persone.

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Bambino affidato a lesbiche “vuole” cambiare sesso

Le “madri” lesbiche di un bambino di 11 anni difendono la decisione, sostenendo che è meglio cambiare sesso da piccoli e che la prima cosa che ha detto a tre anni sarebbe stata “sono una bambina”.  All’età di 7 anni, in seguito ad un tentativo di auto-mutilazione, uno psichiatra diagnosticò un disturbo di identità di genere.

Questa estate il bambino ha iniziato un trattamento a base di ormoni.

Le “madri” raccontano “Tutti ce l’avevano con noi: come potete fare questo? Gli potreste rovinare la vita”.  Il commentatore Doug Patton ipotizza un abuso sull’infanzia e chiede l’intervento della magistratura.

Notizia e foto da http://www.dailymail.co.uk/news/article-2043345/The-California-boy-11-undergoing-hormone-blocking-treatment.html

http://www.gopusa.com/commentary/2011/10/04/patton-san-francisco-lesbians-guilty-of-criminal-child-abuse/

http://edition.cnn.com/2011/09/27/health/transgender-kids/index.html

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Calunnie femministe contro papà separati e bambini: la denuncia arriva in Senato

Il fenomeno delle calunnie pedo-femministe per appropriarsi di bambini costituisce una tale emergenza sociale  che anche GenioDonna, testata giornalistica centrata sulle pari opportunità, rompe il velo e denuncia:

«il cosìdetto nazifemminismo quello che non disdegna nemmeno le false accuse di abusi, su se stesse e sui minori, per distruggere l’ex marito»

Intanto, la denuncia arriva anche in Senato: lo Stato italiano ed il suo sistema giudiziario, quando inseguono calunnie processando papà innocenti, diventano di fatto collusi con pedo-calunniatrici colpevoli di gravi abusi sull’infanzia quali l’alienazione genitoriale.  Questo il documento:

«Gli studi sulle problematiche della separazione denunciano, da circa 16 anni, un uso strumentale della carta bollata: l’utilizzo della denuncia per violenza di varia natura, pianificata per raggiungere obiettivi diversi da quelli dichiarati.

Può essere un’arma di ricatto per ottenere vantaggi economici, uno strumento per allontanare il “nemico” dai figli con accuse costruite ad arte, una rivalsa per il piacere di vedere l’ex in rovina. Quale che sia lo scopo occulto, è ben lontano dall’essere una reale tutela per l’incolumità di chi denuncia.

Anche se non esiste una concreta situazione di rischio, è utile costruirla: garantisce risultati certi, da 30 anni, invariabilmente.

Gli approfondimenti sulle false accuse in ambito separativo dicono che il soggetto abusante, nella maggior parte dei casi, non esiste affatto.

Oggi, dopo lunghi anni di silenzio, il fenomeno ha ormai raggiunto proporzioni talmente macroscopiche da non essere più sottovalutabili; sul riconoscimento dell’emergenza convergono operatori di diverse aree coinvolte: Polizia, Magistratura, Avvocatura, Neuropsichiatria, Psicologia, Criminologia.

Una doverosa precisazione: nessuno ha intenzione di sottovalutare la gravità delle ignobili violenze fisiche e sessuali delle quali sono vittime le donne.

Quando sono vere.

Chi invece le inventa e le utilizza in tribunale per scopi diversi da quelli dichiarati, non nuoce solo ai figli e all’ex coniuge: la falsa denuncia insulta in primis chi una violenza l’ha subita davvero.

Mille vittime di stupri e/o percosse non possono essere messe sullo stesso piano della persona che si morde le labbra e corre in ospedale a denunciare l’ignaro ed incolpevole ex partner.
Magari con l’avallo di avvocati e servizi sociali conniventi, che hanno costruito un muro di indifferenza sul dramma sociale delle false accuse.

Il muro di indifferenza si sta incrinando, per rispetto delle vittime innocenti – adulti e minori coinvolti senza motivo – ma anche delle donne che una violenza l’hanno subita davvero.

Estratti:

«I maltrattamenti in famiglia stanno diventando un’arma di ritorsione per i contenziosi civili durante le separazioni…», «…è appurato che le versioni fornite dalle presunte vittime sono gonfiate ad arte. Solo in 2 casi su 10 si tratta di maltrattamenti veri, il resto sono querele enfatizzate e usate come ricatto nei confronti dei mariti durante la separazione…». «una tiratina d’orecchi ai centri antiviolenza, che istigano a denunciare senza fare la dovuta azione di filtro, ma poi si disinteressano di come va a finire…».

Carmen Pugliese, Sostituto Procuratore c/o Trib. di Bergamo – inaugurazione anno giudiziario 2009, previa autorizzazione del Proc.Gen Addano Galizi, 29/1/2009

«Sempre più spesso si ricorre alla querela del coniuge o del convivente per risolvere a proprio favore i contenziosi civili per l’affidamento dei figli o per l’assegno di mantenimento…».
Barbara Bresci, Sostituto Procuratore c/o Trib. di Sanremo – Il Secolo XIX, 25/11/2009

«Onestà intellettuale vuole che (…) si parli anche dei casi di “false” violenze o meglio di “false” denunce di violenza subita…».., «Inutile dire che per l’esperienza fatta le false denunce provengono quasi nella totalità da donne, spesso madri che in tal modo tentano di allontanare gli ex mariti dai figli…».

Jacqueline Monica Magi, Sostituto Procuratore c/o Trib. di Pistoia – il Sole 24 Ore, 25/10/2009

«L’accusa di violenza sessuale è il modo più facile per estromettere il padre dalla vita dei figli. La donna non solo si libera del partner come coniuge ma anche come padre, facendolo uscire definitivamente dalla sua vita….», «La legge attuale non garantisce né il padre, né il minore. Per quanto riguarda il bambino (…) quando si rivela la falsa accusa, che di solito è fatta su istigazione della madre, la situazione si rivolta proprio contro di lui…».

Maria Carolina Palma, CTU c/o Trib. di Palermo – Avvenire, 13/4/2009

“Uno dei miti diffusi nella nostra società è che la violenza domestica è qualcosa che gli uomini fanno alle donne [...] Le donne istigano la maggior parte delle violenze in ambiente domestico e costruiscono false accuse””.

Rossana Alfieri, pedagogista clinica

“Tematiche spesso ignorate e sottaciute….il concetto di violenza di genere viene inteso come indissolubilmente legato alla vittima femminile, ma la realtà è diversa… …A fronte della violenza cieca, diretta dell’uomo, esiste una violenza subdola, fredda, vendicativa, tipica della donna…L’utilizzo emergente delle false accuse in caso di separazione è solo uno degli aspetti…. Chiara Camerani – docente di Criminologia, Università de L’Aquila

“Se ci sono i minori in ballo, si mettono in atto dinamiche crudeli: le donne costruiscono false denunce di maltrattamenti o molestie sui figli a scapito del coniuge, per togliere a quest’ultimo la patria potestà
Cristina Nicolini – avvocato matrimonialista

“credo che la tendenza stia crescendo: questo è sintomo di un disagio della mancanza di un punto d’ascolto. [...] Ad adottare questi sotterfugi sono sempre le donne: se la separazione è in corso, non ci sono strumenti prima dell’udienza per allontanare uno dei due genitori da casa. L’ordine di allontanamento giunge solo in caso di violenza fisica, ed ecco perché arrivano le denunce verso i mariti, per la maggior parte dei casi inventate

Clara Cirillo – Presidente AGI (Associazione Giuristi Italiani) 4 feb 2010

“…le false accuse di maltrattamenti, percosse, abusi sessuali e violenze di vario genere su donne adulte e figli minori – le querele costruite al solo scopo di eliminare l’ex marito dalla vita dei figli – oscillano nelle procure italiane da un minimo del 70 ad un massimo del 95%…”
Sara Pezzuolo, Psicologa giuridica – Convegno ANFI (Associazione Nazionale Familiaristi Italiani) Firenze, 29 aprile 2010

“…il “vizietto” nostrano di approfittare della legge, quando c’è, proprio non vuole morire. E, spesso si configura un reato, legato al mero interesse (economico) della presunta vittima di molestie. Non è un caso che spesso si ricorra alla querela del coniuge o del convivente per risolvere a proprio favore i contenziosi civili per l’affidamento dei figli o per l’assegno di mantenimento”.

Valentina Noseda – giornalista, consulente RAI

“…una ricerca pubblicata dal Prof. Giovanni Camerini della Cattedra di NPI a Modena, relativa ad una casistica di 60 denunce di abuso sessuale all’interno di separazioni conflittuali, porta ai seguenti risultati: 3 casi di condanna, i rimanenti 57 esitati in archiviazione, proscioglimento in istruttoria o assoluzione perché il fatto non sussiste. Sarebbe utile indagare sulle conseguenze, non solo per gli adulti ma per gli stessi bambini, di questi coinvolgimenti in denunce infondate. Occorre più ricerca sull’uso strumentale delle denuncie di abusi, oltre ad un’inchiesta sul modus operandi dei centri che le favoriscono…”

Benedetta Priscitelli, neuropsichiatria infantile, Modena

«… false denunce generate nel contesto delle controversie legali della separazione. È quest’ultimo l’ambito nel quale viene evidenziata la maggiore incidenza (…)in letteratura l’accento è stato posto sulle ripercussioni per il minore abusato che non viene creduto, ma anche nel caso di una falsa denuncia ritenuta fondata il bambino è destinato a subire un trauma.(…) non solo rimane intrappolato nella spirale dell’iter processuale, ma è avviato a percorsi terapeutici per vittime di abuso (…) invasivi e potenzialmente iatrogeni»

Jolanda Stevani, Psicologa Forense, CTU c/o Trib. Di Roma – Psicologia Contemporanea, nov. 2010, pp 18-23

“(…) sebbene siano utili in caso di abusi reali e non costruiti, è necessario sollecitare un controllo sui centri antiviolenza (…)…Studiando le numerose vicende giudiziarie dei padri privati ingiustamente del ruolo genitoriale, (ferma restando la necessità della tutela dei minori in caso di abusi e/o disagi acclarati e non solo millantati), da donna e madre, prima ancora che da avvocato, esprimo la mia solidarietà. Sottolineo però l’esigenza, alla luce delle ingerenze economiche (sovvenzioni pubbliche) comuni a tutti i casi che stanno emergendo, di promuovere una raccolta firme da inoltrare alle Autorità competenti al fine di fare emergere la reale dimensione sociale del problema – che sembra essere esteso su tutto il territorio nazionale – e sollecitare un intervento qualificato che miri al controllo sulle gestioni di questi centri antiviolenza, sulle competenze e professionalità coinvolte e, soprattutto, che sfoci in una più attenta normativa sui limiti dei loro poteri di azione. Mi sembra, infatti, che allo stato, non sia garantita una giusta perequazione tra l’esigenza di tutela dei minori in presunto stato di disagio ed il diritto del genitore privato del suo ruolo di contestare legittimamente i provvedimenti, troppo spesso assunti inaudita altera parte”. Daniela Piccione – Avvocato, Delegato Regionale Sicilia Familiaristi Italiani, 31 10 2009

“…a fronte di una separazione coniugale, sono sempre più frequenti accuse di abusi/maltrattamenti del tutto strumentali, finalizzate ad arrecare forte danno all’ex partner; la letteratura parla persino di “Sindrome da accuse sessuali in divorzio”. In questi casi la rottura passa attraverso la più totale distruttività nei confronti dell’altro, attraverso accuse gravissime che sconvolgono l’esistenza del soggetto minore coinvolto e del genitore ingiustamente accusato. Il fenomeno è in crescita esponenziale soprattutto in assenza di modelli strategici atti ad arginarlo nonostante siano stati stilati protocolli finalizzati ad una corretta valutazione sia della testimonianza del minore, sia del contesto di riferimento. La mia tesi è che si assista comunque alla negazione del diritto al giusto processo nei confronti di indagati e di imputati coinvolti; infatti spesso l’esito è un processo di tipo “verificazionista”: “di abuso si parla e l’abuso si deve trovare”.

Chi è chiamato a giudicare viene condizionato da quella che personalmente chiamo “Sindrome di Stoccolma per procura”, secondo la quale, in presenza di prassi devianti, si preferisce evitare un trauma psicologico alle vittime presunte causandone uno altrettante grave che consiste nel ritenere aprioristicamente verosimile l’accusa, emettendo ordini di protezione dalla persona falsamente accusata. Le ideologie sacrificano nel loro nome il diritto alla difesa. Si attribuisce a chi denuncia un credito riconducibile al pregiudizio, sacrificando integralmente il diritto di difesa degli indagati a causa della non riconosciuta necessità di rispettare, specie nella fase iniziale delle indagini, canoni scientifici, linee guida e protocolli riconosciuti a livello nazionale ed internazionale.

L’abuso dell’abuso/maltrattamento rappresenta una prassi dalla quale è molto difficile difendersi. Credo che le intenzioni dei magistrati e degli operatori coinvolti nelle valutazioni debbano essere quelle di tutelare il minore affinché non subisca ulteriori e inutili traumi, ma anche di garantire l’adulto che, in questi casi, è stato accusato falsamente di un reato infamante. Inoltre, credo che una ulteriore garanzia debba essere posta nei confronti del legame genitoriale che viene strumentalmente ed ingiustamente reciso per lunghissimo tempo”.

Loretta Ubaldi – Pedagogista Forense, Specializzata in Diritto del Minore, Esperta gestione e risoluzione dei conflitti (ADR), Consulente dei Tribunali di Roma

“(…) molti genitori sono mostruosamente orgogliosi, consapevoli di usare i propri figli per teatrini macabri e nel proprio esclusivo interesse (…) falsi abusi, falsi maltrattamenti, false corruzioni a danno dei figli, per togliere di mezzo l’altro genitore, ritenendolo rottamabile con mezzi disonesti e rapidi (…)”

Annamaria Bernardini De Pace – avvocato
Divorzi difficili e menzogne – Quei padri-mostri costruiti a tavolino – Il Giornale, 27 giugno 2011

Polizia Moderna – organo ufficiale della Polizia di Stato
“(…) si registra una epidemia di denunce nei confronti di ex mariti e padri degeneri accusati, fra l’altro, di maltrattamenti ed abusi sessuali sui loro stessi figli. Alcune di queste accuse sono purtroppo fondate come recenti e terribili fatti di cronaca confermano, ma la maggior parte di esse, spesso le più infamanti, si dimostrano, dopo un iter doloroso e certamente non breve, false o inattendibili.
Le denunce “false” costituiscono un’ampia gamma di resoconti non corrispondenti alla verità/realtà dei fatti che vanno dalle dichiarazioni menzognere sostenute dalla precisa volontà e finalità di danneggiare l’ex marito-padre, alle dichiarazioni erronee a causa di una interpretazione distorta  (…)”

http://www.poliziadistato.it/poliziamoderna/articolo.php?cod_art=2375 – giugno/luglio 2011

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Inoltre in alcuni casi emerge un’operazione di lobbyng antimaschile a prescindere dalla fondatezza o meno delle accuse formulate; alcuni centri antiviolenza pubblicizzano apertamente la propensione del proprio pool legale ad aggirare la legge. Sul sito differenzadonna.it, nello spazio “Assistenza Legale” si legge:

“…le nostre legali intervengono a favore della donna solo nei casi di separazione decisa per violenza agita nei confronti della donna stessa e dei bambini. Professioniste molto motivate, sempre al corrente delle ultime leggi, molto valide nel sottolinearne le novità negative e trovare il modo di aggirarle…”

Vale a dire: con l’affido condiviso i figli non sono più proprietà esclusiva di un genitore? E’ una novità negativa, quindi urge studiare una strategia per aggirarla.
L’unico criterio di esclusione del coniuge è la pericolosità dovuta alla violenza.
Ergo: se la violenza c’è si denuncia, se non c’è si trova il modo di costruirla.

Le operatrici del Diritto – tutte di genere femminile – testimoniano come tale strategia venga messa in atto in percentuali che oscillano, a seconda delle Procure, tra il 70 ed il 95%.»

Fonte: http://www.senato.it/documenti/repository/commissioni/comm02/documenti_acquisiti/957%20FENBI%20-%20A.pdf

Letto:314
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Miriam Mafai denunciò gli “estremismi fascistoidi” del femminismo separatista

È morta Miriam Mafai, giornalista di sinistra, che ebbe il coraggio di dire cosa si nascondeva dietro quella manifestazione femminista “contro la violenza sulle donne” che nel 2007 fece da prologo ad una ondata di calunnie finalizzate ad impedire l’affido condiviso: lesbiche separatiste, rabbiose anarco-femministe che le ricordavano gli “estremismi fascistoidi”.  Quello che oggi viene chiamato femminismo nero o nazi-femminismo, quello dietro ai falsi centri anti-violenza ed al negazionismo dell’alienazione genitoriale.

Miriam lo aveva così descritto:

Il corteo di ieri, che ha attraversato per alcune ore la città con i suoi cartelli, striscioni, parole d’ ordine non era accompagnato e sostenuto dal clima festoso e irridente che ha contrassegnato tante manifestazioni femminili e femministe del passato. C’ era però, del passato, la sterile impostazione separatista . “Fuori gli uomini” anche quelli che con qualche timidezza e imbarazzo intendevano portare la loro solidarietà alle manifestanti, fuori persino i giornalisti e i fotografi colpevoli di essere maschi. E c’ era, del passato, una rabbia confusa che non riuscendo a individuare un nemico, si è riversata su quel palco attrezzato per le riprese televisive e la diretta di La7 e sul quale, ignare dell’ accoglienza che sarebbe stata loro riservata, avevano trovato posto le tre donne ministro. In alcune parole d’ ordine e striscioni ( tipo «un uomo morto non stupra») era possibile tuttavia sentire l’ eco di antiche parole d’ ordine che furono proprie trent’ anni fa dei più duri centri sociali, di alcuni gruppi anarchici e alcuni movimenti della estrema sinistra.  [...]

Il corteo di ieri, contro le violenze perpetrate in famiglia, pur giustificato dalla gravità della situazione, ignorava questi problemi ed era percorso da sentimenti rabbiosi e da umori anarcoidi che si sono manifestati clamorosamente con l’ aggressione, per quanto solo verbale, nei confronti delle tre donne ministro. C’ era un’ eco in tutto questo degli estremismi fascistoidi che hanno inquinato, più di trent’ anni fa, molti movimenti della sinistra.

L’articolo di Miriam Mafai è tratto da http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2007/11/25/al-corteo-delle-donne-contestate-le-ministre.html

Letto:280
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La Cassazione alla donna separata: “Vada a lavorare”

La facile assegnazione, da parte dei Tribunali, di cospicui assegni di mantenimento in favore delle donne divorziate sembra subire un’inversione di tendenza con una recente sentenza della Cassazione n. 4571 del 22.03.2012

Nessun assegno di mantenimento spetta alla donna – dicono i giudici della Suprema Corte – se quest’ultima dispone di una qualifica professionale che costituisce una sicura fonte di reddito.


Nel caso di specie, la donna possedeva il titolo di insegnante.

La Corte sembra sconvolgere i pregiudizi in favore delle ex mogli laddove firma, all’interno della citata sentenza, il seguente passaggio: la donna “non è stata plausibilmente ritenuta priva per ragioni oggettive di qualsiasi reddituale capacità lavorativa lucrativa, essendo anche dotata di specifica qualifica professionale”.

 

Letto:574
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Perché è importante proteggere i bambini dall’alienazione genitoriale

COSA È?  È un abuso di cui sono vittima soprattutto i bambini coinvolti in una separazione conflittuale fra i loro genitori: quando uno dei due (genitore alienante), accecato dall’odio verso l’altro, manipola il figlio e condiziona le cure genitoriali a che il bambino partecipi alla campagna di odio e denigrazione contro l’altro genitore, l’istinto di sopravvivenza del bambino lo porta a soffocare il proprio naturale affetto verso entrambi i genitori, arrivando a perdere il contatto con la realtà per sposare attivamente la follia del genitore alienante.   Non si parla di PAS quando il rifiuto verso un genitore è motivato da sue reali mancanze o peggio.

PAS, PAD: CHE SONO QUESTE SIGLE?  A livello scientifico non esiste consenso se l’alienazione genitoriale (PA, Parental Alienation) vada classificata come Sindrome (PAS) o come Disturbo (PAD), ma si tratta di una questione tecnica di secondaria importanza.  Nelle “linee guida in tema di abuso sui minori” della Società Italiana di Neuropsichiatria dell’Infanzia la PAS è classificata come abuso psicologico.

LE CONSEGUENZE possono essere devastanti, permanendo in età adulta, rendendo impossibile al giovane adulto di costruire una propria famiglia ed avere fiducia nel prossimo; l’essere stati premiati in gioventù per aver esibito odio verso un genitore buono può portare a devianze psicopatiche.

COME SI PROTEGGONO I BAMBINI.    Nei casi di alienazione di grado medio si può tentare una psico-terapia non tradizionale; nei casi che si stanno aggravando o che sono già di grado grave l’unica salvezza per il bambino è l’allontanamento dal genitore alienante e l’inversione dell’affido.

PERCHÈ SI MONTANO POLEMICHE CONTRO LA PAS?    Quando la magistratura interviene a protezione dei bambini allontanandoli dai genitori alienanti, viene colpito anche il giro di affari di quegli avvocati criminali o associazioni mascherate da centri a tutela delle donne e/o dei bambini che si arricchiscono aiutando i genitori alienanti a costruire o sostenere false accuse di violenza domestica e/o di pedofilia al fine di impadronirsi dei figli alienandoli.

 

 

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La strage in rosa

L’8% dei morti sul lavoro sono donne. Per le donne che lavorano uno dei pericoli maggiori è la strada: dei 97 casi mortali verificati nel 2007, ben 53 donne sono decedute andando prescription drugs online without a prescription o tornando dal lavoro. Infatti vengono conteggiati come “incidenti sul lavoro” anche gli infortuni occorsi nel tragitto casa-lavoro, che (secondo dati ISTAT ed INAIL) costituiscono quasi la metà del totale degli infortuni femminili.

PS. Il restante 92% dei morti sul lavoro (più di 1000 persone) sono uomini. Il titolo “la strage in rosa” parrebbe quindi eventualmente possibile che forse potrebbe anche magari non essere pienamente giustificato, ma solo un pochettino.

Fonte: http://www.senzasoste.it/genere/la-strage-in-rosa-gli-ultimi-dati-organici

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19 Marzo, Festa del Papà… un anno dopo non è cambiato nulla.

19 MARZO 2006 – 2012
La Festa del Papà…???  Ma se ai  padri “la festa” gliela fanno sempre!!!

Papà felici, papà sorridenti, papà totalmente inconsapevoli, papà da réclame dozzinale… questi i papà richiesti oggi: fonti di denaro, poiché il resto viene considerato “optional”. Non viene chiesto loro di accudire i figli né di occuparsi della loro crescita e del loro sviluppo; servono solo dei passivi baby sitter / robot obbedienti privi di una volontà propria che, SE si SEPARANO dalla mamma dei loro figli, in poco tempo vengono marginalizzati dalle istituzioni e allontanati dai figli, se non annientati.

Essere papà, oggi, con le attuali leggi, è un impresa da coraggiosi o da pazzi sconsiderati.

Guardiamo alla maggior parte delle sentenze per l’affidamento dei figli in caso di separazione: il più delle volte si risolvono in un mascherato affido esclusivo alla madre, in spregio allo spirito della riforma varata nel 2006.

Che senso ha obbligare i padri a cambiare pannolini se poi, da un giorno all’altro, possono vedersi sottratti i propri bambini ed essere ridotti ad una posizione di totale subordinazione e marginalità?

Prima di poter parlare di “paternità obbligatoria”, bisognerebbe valorizzare la “paternità volontaria”, cioè riconoscere i diritti e le aspettative di tutti quei padri che vogliono fare i padri e che, tutt’ora, sono privati della possibilità di mantenere un rapporto equilibrato con i loro figli solo perchè ‘separati’.

DARE UN SENSO A CHI C’E’, per differenziarsi, E’ UN DOVERE anche per non essere accomunati, tutti, in un’unica meschina dimensione utilitaristica, mentalità assai diffusa tra le istituzioni e le lobby che individuano nella figura del padre “il predestinato all’oblio, il genitore sacrificabile, quello colpevole a prescindere sempre e comunque”.

E’ IMPORTANTE CHE TU, CARO PADRE, LO SAPPIA CHIARAMENTE!

Da sposati esiste la richiesta di paternità collaborativa; da separati è sufficiente PAGARE (e ovviamente i soldi non sono mai sufficienti): cura, affetto, educazione sono belle parole che abbondano sulla bocca di certe premurose genitrici che poi, alla resa dei fatti, si comportano in modo totalmente diverso da quanto vanno astutamente predicando Urbi et Orbi, forti della incredibile impunità concessa loro.

Invece, proprio questo insidioso e poco visibile aspetto costituisce la terribile realtà che si cela in seguito ad una separazione e che rivela brutalmente quanto le “Pari Opportunità” (?) si prodighino per fare divenire la figura paterna una mera figura di servizio… al servizio NON DELLA PROLE bensì degli umori ballerini della DOMINA unica depositaria dei figli…

Perché il fatto che un papà accudisca i figli durante il “matrimonio” o la “convivenza” viene visto solo come uno sgravio di oneri per la donna, e non un gesto d’amore e responsabilità verso la prole: la prova lampante sta proprio lì, e diventa ancora più chiara appena ci si separa: basta “togliersi dalle balle” e pagare, pagare, pagare… così si consolida il concetto di PADRE SEPARATO = BURATTINO DOTATO DI BANCOMAT OBBEDIENTE E SILENTE, e nulla più.

MA I FIGLI SONO ANCHE DEI PADRI !
E I PADRI APPARTENGONO AI FIGLI!!!

La Festa del Papà ha senso laddove esistano Mamme rispettose e consapevoli che i figli si fanno in due ed in due si allevano, e laddove le istituzioni inizino a rispettare tutti.
E non solo a parole.

I papà, non sono solo dispensatori di denaro, ma figure primarie per l’educazione e la crescita dei figli, anche e soprattutto dopo la separazione coniugale.
Essere genitori è un compito che prosegue anche quando si smette di essere coniugi.
Anzi, a volte si è genitori pur non essendo mai stati coniugi…

I PAPA’ SEPARATI NON SONO GENITORI DI SERIE B!
I PAPA’ SEPARATI AMANO I LORO FIGLI PRIMA DI OGNI ALTRA COSA !

Ma se ad un padre non si concede di fare il padre, come potrà mai essere padre?

SCARICA IL VOLANTINO DEL 19 MARZO 2012

Adriana Tisselli (Movimento Femminile per la Parità Genitoriale)
Roberto Castelli (Ass. Genitori Sottratti)

http://www.donnecontro.info/2012/women-news/19-marzo-festa-del-papa-un-anno-dopo-non-e-cambiato-nulla/

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